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Intervista a Manu Mircí: una fusione di stile fra Oriente e Occidente

    Un

    abbraccio simbiotico

    fra

    Oriente

    e

    Occidente

    è il caloroso messaggio trasmesso da uno dei nuovi fashion brand made in Italy più eleganti: Manu Mircí.  Abbiamo deciso di intervistare la founder Manu per scoprire di più su come è nata la scintilla d’amore per la moda che le ha permesso di dare alla luce il suo brand d’abbigliamento, e su tutto ciò che concerne la produzione tessile, la

    ‘fashion mission’

    , i canali di comunicazione e l’organizzazione degli eventi.

    L’

    India

    è il luogo di nascita di Manu ed è lì che è iniziata a germogliare la sua passione per il tessuto e la moda; in particolare, ci racconta dei ricordi di scene di vita quotidiana in cui osservava le donne cucire e dedicarsi ai

    ricami

    . Non a caso, i capi d’abbigliamento delle collezioni rappresentano i

    motivi orientali

    tramandati da anni di storia di donne amanti dell’

    artigianato tessile

    in tutta l’eleganza e, al contempo, semplicità che esso esprime.

    L’unione di due modi di vestire, culture e profumi completamente diversi ha originato un progetto che si è convertito in realtà:

    l’e-commerce

    e il corrispettivo negozio fisico di Manu Mircí; un brand di alta moda che fa della

    diversità

    un abito da sfoggiare e un valore da diffondere attraverso il prezioso aiuto del tessuto e, soprattutto, l’amore verso la propria etnia e cultura.

    Ci fornisce una breve descrizione del tipico abito indossato da una donna indiana per uscire fuori al mattino o la sera; ebbene sì, una caratteristica che non va trascurata degli abiti tradizionali di questo meraviglioso continente è l’estrema

    versatilità

    che combacia alla perfezione con

    purezza

    e

    comodità

    .

    “Il logo l’ho deciso nel 2021, e per quanto riguarda il nome del brand deriva dal diminutivo del mio nome per intero Mnameet, ovvero Manu che mi è stato affibbiato dagli amici occidentali, mentre Mircí vuol significare ‘peperoncino’ tradotto in italiano.”

    Ci risponde con occhi luminosi nel ricordare i momenti in cui gli amici e i parenti in India le davano quel dolce nomignolo per evidenziare la

    vivacità

    del suo carattere, e l’allegria che diffonde nelle circostanze. Il nome Manu Mircí rappresenta, allo stesso modo dei vestiti, un forte connubio fra Oriente e Occidente in una via alternativa e soprattutto molto personalizzata e originale.

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    Sul profilo Instagram del brand risalta sui vari modelli lo sbrilluccicare delle

    paillettes

    sui tessuti in fibra naturale

    100% viscosa

    , che fanno letteralmente innamorare tutte le donne che hanno voglia di rivoluzionarsi indossando qualcosa di nuovo che faccia giustizia ai punti forti del proprio corpo, e valorizzi quelli un po’ più deboli.  Inoltre, ci confessa che la vera bellezza dell’abito si trova nel tessuto originario dell’India perché basta a sé stesso, senza l’aggiunta di tanti particolari, per cui è in grado di conferire una semplicità intrigante che non conosce la banalità.

    Qui traspare con chiarezza la dedizione che una donna dalla grande creatività ha riposto nel perseguire un sogno di notevole portata, e che ha contribuito alla realizzazione di obiettivi a lungo termine; tutto ciò di cui una

    business woman

    ha bisogno è credere davvero nella concretizzazione dei suoi progetti per quanto impervio o meno possa essere il percorso da seguire.

    Manu Mircí si basa sulla

    spontaneità

    della creazione che si fonde con l’immaginario di un’artista che sceglie accuratamente i colori nei quali intingere il pennello per dare alla luce opere d’arte, ma in questo caso la protagonista indiscussa dell’opera non è soltanto l’immensa varietà di

    nuances

    di colore che si generano mescolando gli acquerelli, bensì la qualità pregiata del tessuto utilizzato. Da non dimenticare l’insegnamento che traspare dalla citazione: creare è anche divertirsi attraverso la sana

    cooperazione

    e la buona compagnia.

    A conferma di quanto detto, Manu ci dice con entusiasmo ed enfasi di credere nel potere di gruppo di donne che portano con sé come valore l’aiuto reciproco, e quindi anche la cooperazione, soprattutto se si tratta di un gruppo consolidato e affiatato perché un’ottima squadra fa la forza e conduce a vittoria assicurata.

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    Sono state le meravigliose parole per sintetizzare la

    fashion mission

    del brand Manu Mircí. A proposito di ciò, Manu ci racconta di un episodio in occasione di uno

    shooting

    fotografico in cui disse al fotografo di non eliminare le foto dove si notava di più la sua pancetta, perché ne andava fiera e voleva fortemente che chi le vedesse avrebbe avuto modo di pensare con il sorriso che l’accettazione di sé stessi è una delle forme più belle per dichiararsi amore.

    Un messaggio sociale positivo e impattante che Manu ci dona è di aiutare coloro che sono in difficoltà qualora si avesse la possibilità economica per farlo tramite semplici gesti d’affetto, mettendo benevolenza e

    solidarietà femminile

    al primo posto nello svolgimento delle attività in programma per il negozio.

    Abbiamo fatto delle domande riguardanti i processi di produzione, distribuzione, promozione e comunicazione per saperne di più sulle tecniche predilette dal brand Manu Mircí.

    Ci spiega che il negozio ha una doppia funzionalità nel senso che non si limita a essere una boutique dove acquistare i capi d’abbigliamento del marchio come tante altre, ma si trasforma in una

    bottega sartoriale

    perché le clienti hanno l’opportunità di recarsi in situ a scegliere tessuti e motivi preferiti e la taglia che indossano.

    Si percepisce la saggia scelta di Manu di andare step by step nella distribuzione e promozione del brand, anche se vedremo che gli

    eventi

    che ha portato avanti negli ultimi anni hanno avuto un ottimo riscontro e sono stati la spinta maggiore che l’ha convinta a intraprendere l’apertura del negozio. Gli eventi sono stati: il

    ‘temporary store’

    a Milano, la sfilata sotto la vigna a Verona e una presentazione in una villa con piscina.

    Un metodo semplice, efficace e rapido che si accompagna a eventi che permettono al cliente quasi di ‘stabilire una connessione’ con l’abito, in quanto può vederlo, toccarlo e indossarlo senza restare con i dubbi che sono soliti ingenerare i siti Internet che vendono abbigliamento online. A Manu Mircí interessa garantire il valore del prodotto acquistato senza se e senza ma.

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    Manu ci confessa di non riuscire a creare i modelli nel migliore dei modi senza prima aver avuto un contatto reale con il tessuto, e sa bene come si sente un cliente che si trova davanti a uno schermo senza comprendere l’effettiva qualità di ciò che sta acquistando, ed è per questo che sta pianificando di tornare in India per fare un pieno di innovazione e continua riscoperta della magia tessile.

    Tuttavia, la sensibilità dell’India nei confronti della riduzione di Co2 nell’aria non è molto elevata per via dell’esistenza stabile di industrie manufatturiere di cui il paese non può fare a meno. Ogni anno si stima che il continente indiano, soprattutto

    Nuova Delhi

    , sia il responsabile di un livello di

    PM2.5

    in un metro cubo di aria pari a

    98,6

    che corrisponde al più del doppio di quanto inquina Pechino; sono dati di fatto rilasciati dall’

    EPIC

    che non devono essere elusi in alcun modo.

    Un tasto dolente per tutti è stata la pandemia di Covid-19, tuttavia, non è ciò che pensa Manu dato che ha tratto dalla peggiore situazione vissuta mondialmente, tanti vantaggi che le sono serviti a rilanciarsi con una buona dose di spirito produttivo e intraprendente nel progetto di realizzazione del marchio Manu Mircí.

    In conclusione dell’intervista che ci è stata gentilmente concessa da Manu, vorrei riportare una frase che ha detto quando si parlava dei tessuti in fibra naturale che lei predilige per la produzione dei suoi capi, e che mi ha colpita nel profondo: “Non poter toccare il tessuto per creare i miei modelli sarebbe come vivere a metà.”


    Elena Maria Colizzi