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Il Taburno

    Il Taburno

    Tra la conca di Benevento, la Valle Caudina e l’Agro Telesino si erge il Taburno, che, delimitato dai solchi ben marcati dei fiumi Calore, Corvo, Volturno ed Isclero, è una delle montagne calcaree meglio individuate del nostro Appennino e si compone di due parti che toccano quasi la medesima altitudine (Taburno, 1393 m. ; Camposàuro, 1385 m.).

    A sud si erge la massa del Taburno vero e proprio, con pareti precipiti sulla Valle Caudina e sul solco dell’Isclero, a nord il Camposàuro, che da Frasso Telesino si prolunga fino a Foglianise con la dorsale del Péntime, anch’essa con pareti strapiombanti e squarciate da profondi valloni.

    I fianchi della montagna sono ricoperti da un potente mantello di argille, arenarie, conglomerati e detrito di falda e da estesi banchi di tufi vulcanici. La sommità presenta alcune conche rivestite di materiali piroclastici o alluvionali, che sono frequentate d’estate dal bestiame, grazie anche alla presenza di una falda acquifera superficiale o affiorante.

    La formazione arenacea e argillosa è meglio rappresentata ad oriente e colma ancora il solco che si interpone tra le due masse calcaree. Il tufo vulcanico compare in piccoli lembi nelle valli del Corvo e dell’Ienca, mentre si espande nella Valle Caudina, rivestendola tutta, e nel basso bacino dell’Isclero, dove raggiunge considerevole potenza.

    I lembi di rocce più resistenti (calcare, tufo, arenarie) hanno esercitato una grande azione attrattiva sui centri abitati, di cui alcuni (Frasso, Tocco Gàudio, Sant’Agata dei Goti, Torrecuso, Foglianise, Apollosa, Montesarchio, Castelpoto) occupano una posizione difesa naturalmente.

    La zona basale del Taburno ha esercitato un notevole richiamo sugli insediamenti sin da epoche molto lontane, quando i Sanniti si insediarono presso Sant’Agata dei Goti, dove sorgeva Satìcula, nella Valle Caudina, in cui era Caudium, e altrove.

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    Con i Romani si formarono vari villaggi, ma la maggior parte dei centri attuali, che si trovano per lo più in posizione difesa, all’ombra di castelli o monasteri, risale al Medio Evo. Fu allora che cominciò a distinguersi Sant’Agata dei Goti (11.981 ab.), vescovado molto antico (IX secolo) e centro alquanto attivo, situato su un banco di tufo delimitato da profondi valloni, ma ormai in fase di espansione anche al di fuori di esso, lungo la strada per Dugenta.

    Altro centro notevole è Montesarchio (10.875 ab-)> che si sviluppa sul pendio di un monte calcareo, lungo una delle più importanti arterie della Campania (Via Appia), noto dal Medio Evo per il commercio del grano. Un mercato settimanale vi si celebra il lunedì e richiama gran concorso di gente. Attualmente vi stanno sorgendo alcune industrie (tabacco, laterizi). Nei suoi pressi Bonea sembra sia l’erede di Caudium, come si deduce dai resti dell’antico agglomerato, scomparso probabilmente nel secolo IX.

    Altri centri degni di menzione sono Foglianise (3005 ab.), di origine romana, alla base delle rupestri pendici del Monte San Michele, Solopaca (5556 ab.), tipico centro di strada allungato per oltre due chilometri, che nel Medio Evo ereditò l’importanza di Telese, Vitulano (3212 ab.), insediamento sannitico a gruppi di case circondate da orti ed oliveti, alla base della muraglia del Péntime, dotato di un vasto demanio feudale sul Taburno; Tocco Gàudio (2091 ab.), su una importante mulattiera medioevale, che attraversava la montagna seguendo il solco naturale lungo il quale si erano formati piccoli agglomerati (Prata, Pràtola, Cornito, Sala), successivamente scomparsi.

    Vedi Anche:  Il Volturno

    Il Taburno è noto per i suoi pascoli e per la estesa copertura di faggi, carpini, ornielli, cerri, abeti, già foresta demaniale sotto i Borboni e poi (1871) passata all’Amministrazione Forestale dello Stato, che vi ha introdotto parecchie varietà di pini (austriaco, silvestre, abete bianco e rosso). Il monte va diventando mèta di escursioni e sede di villeggiatura, specialmente dopo la costruzione di un recente albergo raggiunto da strada carrozzabile.

     

     

    Molto floridi sono anche gli oliveti, che rivestono soprattutto i banchi di conglomerati della zona pedemontana, il versante sud-occidentale e alcune aree meglio protette tra Vitulano e Cautano. L’olivo compare spesso consociato con la vite, la quale è diffusa anche in coltura specializzata sul versante nord-occidentale e dà vini di buona qualità (Solopaca).

    Il seminativo nudo ha una considerevole estensione tra l’Ienca e il Corvo (Apollosa, Castelpoto) e nel triangolo di confluenza dell’Isclero col Volturno, mentre le

    colture orticole sono diffuse specialmente nella Valle Caudina (Bonea, Airola, Mon-tesarchio).

    I fianchi del Taburno, specialmente dove compaiono i calcari sub-cristallini, come sul costone dal Monte Cupone al Colle della Noce, sono squarciati da varie cave di marmi, il cui sfruttamento iniziò nel secolo XVI per la costruzione di alcune chiese di Vitulano e centri vicini. Esse hanno fornito materiali da costruzione alla Reggia di Caserta e alle chiese degli altri capoluoghi di provincia campani, ma la loro coltivazione si è andata riducendo in questi ultimi decenni.