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Profilo geografico regionale. Il cilento

    PROFILO GEOGRAFICO REGIONALE

    Nell’ambito della Campania abbiamo riconosciuto venti unità geografiche minori con differenti caratteri fisici, umani ed economici, di ognuna delle quali ci sforzeremo di offrire un profilo sintetico, per metterne in risalto più che l’aspetto fisico, le trasformazioni profonde operate in esse dall’Uomo, attraverso una secolare opera individuale e interventi coordinati.

    Compiremo un viaggio ideale da sud verso nord attraverso il Cilento, il Vallo di Diano e i principali massicci calcarei dell’Appennino, dai quali ci spingeremo lontano con lo sguardo fin nella bassa valle del Sele e alle dorsali più orientali dell’Appennino Sannita, ci inoltreremo poi nel Piano Campano per venire ad affacciarci al Golfo di Napoli e a percorrere le sponde delle terre meravigliose che ad esso fanno corona. E converrà che la nostra mente sia attenta e vigile, affinchè nella varietà dei paesaggi e nella straordinaria molteplicità delle opere umane non rimanga compresa da alcuni fenomeni e fatti più salienti e sia distratta da altri non meno interessanti, pur se meno evidenti.

    Il Cilento.

    La Campania si innalza bruscamente ad arco sulle acque del Golfo di Policastro, con baluardi calcarei a pareti precipiti e con coste poco ospitali, e continua verso nord con una serie di gruppi montuosi, collegati tra loro da strette dorsali e incisi

    profondamente da vorticosi torrenti. La morfologia risulta, pertanto, complessa, ma le maggiori montagne si allineano da sudest a nordovest ai lati di due solchi longitudinali, approfonditi in opposte direzioni da fiumi molto attivi.

    Il Cilento vero è l’insieme di vari plessi montuosi, costituiti da terreni terziari argillosi e arenacei, dai quali emergono spuntoni, sottili diaframmi e imponenti scaglie di calcare a versanti asimmetrici.

    Oltre il solco longitudinale, percorso in senso opposto dal Calore e dal Mingardo, il paesaggio cambia sensibilmente, perchè ci si avvicina alle montagne del Cervati e dell’Alburno. L’inclusione di tali massicci nel Cilento suscita in noi delle perplessità notevoli, essendo troppo diverse l’idrografia, la vegetazione e la fisionomia di essi rispetto ai plessi montuosi a sudovest del solco indicato.

    Il Cilento è una regione dalla morfologia giovane e dalle valli marcate; è molto piovoso e costituisce un’area di isolamento, pur essendo attraversato dalla strada per la Calabria e dall’importantissima linea ferroviaria tirrenica.

    La scarsa fertilità del suolo, il limitato sviluppo dell’idrografia sotterranea e il dilavamento superficiale contribuiscono a farne una delle zone più povere d’Italia. La forma di vegetazione prevalente è la macchia, che ha un’eccezionale floridezza sui dossoni collinari e sui versanti più umidi, ma resta quasi dappertutto inutilizzata per il bassissimo valore economico dei suoi prodotti. Ovunque il pendio è minore ed esiste una spessa coltre di terreno alluvionale, l’Uomo è intervenuto per sostituirla con colture erbacee ed arboree, tra le quali l’olivo raggiunge un grande rigoglio nelle zone più fertili (Pisciotta, Palinuro, Policastro).

    Vedi Anche:  Il periodo viceregnale

    Parete del Monte Bulgherìa con la selva di olivi alla base.

    Veduta della penisola e del piccolo golfo di Palinuro.

    Nell’interno, invece, assumono importanza i boschi di castagno d’alto fusto e di querce, dal cui sfruttamento (castagne, legname, carbone) traggono le principali entrate parecchi comuni. Abbastanza estesi sono anche il seminativo nudo e arborato, l’oliveto e le zone pascolative, ma la resa per ettaro è molto bassa e il reddito dell’agricoltura esiguo.

    Fino a qualche decennio addietro il Cilento era conosciuto come la regione da cui proveniva buon carbone vegetale; e vi si recavano numerosi carri, tirati da cavalli, e alcune barche per prelevarlo e distribuirlo ai centri della pianura campana e della Penisola Sorrentina o delle isole. L’uso del gas e dell’elettricità ha ridotto ai minimi termini il commercio del carbone dal Cilento, mentre le castagne costituiscono ancora un prodotto di considerevole interesse e vengono usate spesso come merce da baratto (frutta, patate, vestiario).

    Il Cilento fu abitato fin da tempi assai remoti lungo la costa (Palinuro), accolse varie colonie greche al tempo dell’espansione ellenica in Campania, divenne poi dominio dei Lucani e dei Romani. Bizantini e Saraceni vi crearono delle teste di ponte nel Medio Evo, in lotta con i Longobardi, che se ne assicurarono alla fine il possesso. Rimase molto scarsamente abitato fino al secolo XVIII, per cui il forte aumento della sua popolazione è relativamente recente ed è stato accompagnato da profonde trasformazioni agrarie e fondiarie. Le colture e il pascolo sottraevano vaste aree al bosco

    e alla macchia e l’allevamento delle pecore ammetteva stagionali spostamenti dal monte al piano, ancora malarico ed acquitrinoso.

    Tuttavia la saturazione demografica veniva raggiunta presto e originava nel secolo scorso un flusso emigratorio che non accenna ad arrestarsi. Il Cilento è in gran parte una regione di spopolamento, in quanto il suo sviluppo economico è stato lento ed ha seguito un ritmo molto inferiore a quello delle altre parti della Campania e dell’Italia.

    Essendo piuttosto larga la piattaforma continentale, il suo mare è abbastanza pescoso, ma è sfruttato per lo più da pescatori provenienti da lontano.

    In questi ultimi anni si sono fatti grandi progressi per la valorizzazione della zona costiera, con la costruzione di strade di collegamento con l’arteria per la Calabria, e di una litoranea da Agròpoli a Pisciotta, con prolungamento per Palinuro e oltre, in corso di sistemazione. Il risveglio turistico e commerciale di parecchi centri è in

    Vedi Anche:  Le principali modificazioni del paesaggio agrario della Campania

    atto, mentre si formano nuovi agglomerati (marine) e costruzioni isolate presso piccole spiagge e nei luoghi più belli della costiera, la quale offre ai suoi visitatori dei panorami meravigliosi, una eccezionale mitezza di clima e un mare azzurro, rilucente ai raggi del sole.

    I piccoli porti pescherecci hanno potuto ricevere linfa vitale dalla creazione di tali infrastrutture e dall’afflusso dei turisti e stanno cambiando volto. Agròpoli e Sapri, Ascea e Palinuro hanno subito profonde trasformazioni strutturali e aumentato l’attrezzatura ricettiva. Un’aria di rinnovamento spira anche intorno agli altri centri, come Acciaroli, tutto raccolto intorno ad un porticciolo dominato da una torre di difesa costiera e dal tozzo campanile della Chiesa.

    La fascia costiera non è molto ricca dal punto di vista agrario, ma si presta alla diffusione degli agrumi e degli ortaggi, specie in corrispondenza di alcune aree pianeggianti (Alento, Bussento, Fiumarella), dove si può derivare dai fiumi o pompare dal sottosuolo acqua per irrigazione.

    La costiera del Cilento con il piccolo centro di Agnone.

     

     

    Sapri e la sua spiaggia molto frequentata in estate.

    Nelle zone interne la situazione è diversa e la popolazione emigra verso le parti più ricche della Campania, verso altre regioni d’Italia o all’estero, talvolta con spostamenti temporanei, talaltra con trasferimento di residenza.

    L’agricoltura rende poco e non è suscettibile di grandi miglioramenti con la meccanizzazione, sebbene possa trar giovamento dalla riconversione colturale

    e dalla trasformazione in pascolo, in prati o in bosco di parecchie aree a seminativo nudo.

    Il Cilento è una regione priva di attività industriali, se si prescinde da quelle turistiche nascenti, e non richiama grandi investimenti. Tra le opere più recenti si può ricordare lo sbarramento del Bussento a monte dell’inghiottitoio di Caselle in Pìt-tari, con la creazione di un lago artificiale per la utilizzazione delle acque nella centrale idroelettrica di Morigerati.

    Le condizioni sociali e culturali della popolazione non sono affatto buone, ma gli atti di brigantaggio sono ormai un ricordo del secolo scorso. Gli abitanti del Cilento sono, infatti, amanti del lavoro e del quieto vivere e legati alle feste, alle tradizioni locali e alla loro terra, dove ritornano di frequente, se costretti a cercare lavoro lontano.

    Agròpoli su un promontorio adatto alla difesa, testa di ponte bizantina e saracena nel Medio Evo, ora centro turistico in sviluppo.

    Vedi Anche:  I minori corsi d'acqua delle pianure tirreniche

     

     

    Molti centri hanno una lunga storia: torri, chiese, palazzi signorili, castelli e conventi ne rievocano gli eventi tristi e lieti e si ricollegano a periodi di splendore e di miseria del dominio ecclesiastico e feudale. Le torri costiere, i torrioni di alcuni castelli, i caratteristici torrini delle case signorili e i campanili prismatici a più piani e con sommità piramidale sono elementi di gran rilievo nel loro paesaggio urbano (Celso, Galdo).

    Poiché i dati sul numero degli abitanti dei singoli centri per il 1961 non sono ancora disponibili, riporteremo tra parentesi la popolazione comunale.

    Tra i centri più noti bisogna ricordare Agròpoli (9334 ab. nel 1961), sorto su un promontorio, prima bizantino e poi saraceno, con castello medioevale diruto, che sta conoscendo un notevole sviluppo turistico ed economico, Castellabate (6674 ab.) formatosi nel secolo XI su un alto colle, fortificato con un castello ben conservato, possesso dell’Abbazia di Cava fino al secolo XV e poi feudo di varie famiglie, Vallo della Lucania (7045 ab.), già detta Cornuti forse in ricordo della colonia romana dei Cornicolari, che sorge all’incrocio di varie strade in una fertile plaga alla base del Monte Sacro, sede di un bel palazzo vescovile, di una interessante cattedrale e di numerose scuole, Roccadàspide (8474 ab.) nella valle del Calore, con castello slanciato e turrito agli angoli e con ampia piazza, da dove si gode una bella veduta sulla valle e sull’Alburno, Policastro, centro medioevale di poggio e sede vescovile, non risparmiato da assedi e da incursioni, che ha attraversato un lungo periodo di decadenza a vantaggio di altri insediamenti costieri, tra cui Policastro Marina, Sapri (6925 ab.), che più di tutti gli altri borghi marinari ha conosciuto una rapida fortuna turistica e balneare.

    Il centro più famoso del Cilento è da considerarsi forse Capaccio (11.349 ab-)> che si formò in origine su una dorsale calcarea ai margini della Piana del Sele e accolse i profughi di Agròpoli e campagna vicina, quando questa fu occupata dai Saraceni (VIII secolo). Distrutto da Federico II, gli abitanti fondarono un nuovo centro nella insellatura tra i Monti Soprano e Sottano, dove si trova l’attuale Capaccio, i cui abitanti hanno popolato parte del piano dopo le recenti bonifiche. Di Capaccio vecchio rimangono i ruderi del castello e il Santuario di Santa Maria del Granato, da cui sono state trasferite le ossa di San Matteo nella cattedrale di Salerno e in cui la Madonna col granato ricorda Giunone, la dea del melograno, venerata a Paestum.