Vai al contenuto

preappennino campano

    Il Preappennino Campano.

    All’esterno della dorsale principale dell’Appennino si susseguono con andamento ondulato vari rilievi minori, che si riattaccano a nord all’appendice calcareo-dolomitica delle Mainarde e si incuneano a sud tra i Lattari e i Picentini, fino ad affacciarsi al mare di Salerno e a proseguire nella Penisola Sorrentina e nell’isola di Capri.

    Il Roccamonfina si inserisce tra i rilievi preappenninici dei quali fa parte, pur essendo una montagna molto più giovane e di natura diversa. Il Preappennino Campano comprende, quindi, da nord a sud, i monti calcarei Camino e Lungo, l’apparato vulcanico del Roccamonfina, il Màssico calcareo-dolomitico, il Monte Maggiore con le sue ramificazioni verso Vairano Patenora, verso Sparanise e verso Caiazzo, costituito da un’ossatura calcarea, ricoperta in parte da un mantello di terreni terziari, i Tifata, il Monte Longano e le dorsali subparallele di Arienzo San Felice (Monte Fellino), di Nola (Monte Visciano) e di Palma Campania (Pizzo d’Alvano), tutte calcaree, ma ricoperte da abbondante materiale piroclastico. Loro continuazione naturale verso sud è il cuneo calcareo-dolomitico che si inserisce tra i Picentini e i Lattari. Questi costituiscono l’estremità meridionale del Preappennino Campano, nel cui ambito si estende la vasta pianura e sorgono i vulcani partenopei, ma rientrano in una delle meglio individuate subregioni della Campania, che sarà descritta a parte.

    Il Preappennino si caratterizza per la grande frammentarietà e per i numerosi solchi vallivi che costituiscono naturali vie di penetrazione dalla pianura verso l’interno e sono risaliti quasi tutti da importanti arterie ferroviarie e stradali. Per alcuni di tali solchi si sono aperti il varco il Volturno, i torrenti Solofrana e Cavaiola e altri minori corsi d’acqua.

    nocciolo) e con quello opposto meno acclive e ricoperto in gran parte dal bosco (ceduo castanile).

    Differenze sensibili si notano tra i monti calcarei settentrionali, più nudi di terreno agrario e di vegetazione, e quelli meridionali, dai quali le acque dilavanti hanno asportato solo in parte la coltre di ceneri e di lapilli che il Vesuvio ha riversato sulle loro spalle fino ai nostri giorni.

    Il Roccamonfina si differenzia naturalmente dagli altri monti preappenninici per la forma, per la natura litologica e per il dolce pendio delle falde e, più ancora, per la distribuzione della vegetazione e della popolazione.

    Vedi Anche:  Lingua, dialetti e letteratura dialettale

    L’olivo è il vero dominatore sui pendii e nella zona basale dei monti calcarei e cresce rigoglioso anche sul Roccamonfina, sul quale sono ben rappresentate la vite e le altre colture legnose, ma sui terreni più fertili cede il posto al nocciolo, che riveste i fianchi dei monti del Nolano e dell’Avellinese e si mescola al noce e a svariati altri alberi da frutta sui fondivalle e nella zona pedemontana.

    Il bosco copre la parte terminale del Roccamonfina, dove si trovano floridi castagneti da frutto, e si abbassa qua e là fino alla base della montagna, trasformandosi in ceduo di quercia e di castagno e degradandosi in macchia ed in boscaglia su alcune aree più rocciose e più sterili. Grande estensione ha il bosco anche sui monti dell’Avellinese, dei quali riveste le falde più ripide (ceduo) e le parti alte (castagneto da frutto).

     

     

    Il Preappennino fornisce enormi quantità di materiali da costruzione alla pianura e alle città costiere ed è squarciato da cave (calcare, marmo, tufo), ma le più numerose e profonde ferite sono state aperte nei Tifata.

    Esso è stato in tutti i tempi un’area di richiamo della popolazione, la quale ha preferito per lo più la zona pedemontana, fertile e asciutta, dei rilievi calcarei, i cui fianchi sono stati risaliti temporaneamente per motivi di sicurezza e per sfuggire alla malaria. I centri più antichi trovarono un ambiente favorevole presso la loro base, per la permeabilità e la fertilità dei terreni, per la presenza di una ricca falda freatica superficiale o affiorante e per la buona esposizione: erano legati ai monti, ma gravitavano verso la ferace pianura e controllavano le strade provenienti dalle valli interne.

    I nuclei originari di Sessa Aurunca, di Calvi Risorta, di Caiazzo e di altri notevoli centri sorgevano sulle basse pendici preappenniniche, dalle quali erano poco lontane altre popolose città.

    Nel Medio Evo la popolazione ha risalito le falde della chiostra montuosa preappenninica e vi ha costruito castelli e monasteri, all’ombra dei quali si sono formati vari agglomerati, di cui alcuni sono stati presto abbandonati, altri hanno resistito fino ai nostri giorni, pur non sottraendosi ad una lenta decadenza.

    Vedi Anche:  La zona di media intensità colturale

    Del centro fortificato di Marzanello non rimangono che rovine, Caianello vecchio è in decadenza, Caserta Vecchia, già in pieno abbandono, è stata valorizzata in questi ultimi anni con il restauro dei monumenti.

    Numerosi sono i castelli, dei quali i più noti si trovano a Rocca d’Evandro, a Pietramelara, a Pietravairano, a Riardo, a Francolise, a Calvi, a Caserta Vecchia, a Maddaloni, a Palma Campania, a Làuro, a Mercato San Severino, a Montoro e a Salerno.

    dei secoli X e XI. Tra i templi cristiani più noti per la loro vetustà, per i pregi formali e per gli affreschi che conservano, si devono ricordare la basilica di Sant’Angelo in Formis, una delle più antiche e pregevoli della Campania, la coeva badia cassinense di San Pietro ad Montes, anch’essa sulle falde dei Tifata, le cattedrali di Caserta Vecchia, di Sessa Aurunca e di Calvi, il duomo di Teano, il santuario di Santa Maria alla ruota dei Monti, sulle pendici del Monte Maggiore presso Ca-migliano, quelli di Santa Maria a Parete presso Lìveri, di Santa Maria alla Foce presso Sarno e di Santa Maria di Materdòmini presso Roccapiemonte e l’abbazia vergi-niana di Casamarciano, ora trasformata in palazzo laico.

     

     

    I castelli, i santuari, i palazzi signorili, i conventi e le case di villeggiatura testimoniano la potenza attrattiva dei rilievi preappenninici e lasciano sperare in una loro valorizzazione turistica, non solo per le buone condizioni ambientali, ma anche per l’aumento del tenore di vita delle popolazioni della pianura, che sui monti circostanti potrebbero trovare sedi di villeggiatura estiva.

    Tra i centri fioriti sulle falde e nelle valli preappenniniche si distinguono Sessa Aurunca, Teano, Caiazzo, San Lèucio, Caserta Vecchia, Avella, Làuro e Mercato San Severino. Sessa Aurunca (29.284 ab.) e Teano (15.683 ab.) sorgono sulle falde del Roccamonfina, l’una su una colata lavica, l’altra su un ripiano, ambedue su importanti vie di accesso alla Campania, ricche di monumenti e di ricordi: a Teano lo storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II sancì l’Unità d’Italia.

    Vedi Anche:  Napoli

    Caiazzo (5848 ab.), posto su una collina abitata in tempi preistorici, con resti di mura megalitiche, fu cospicuo centro prima osco, poi sannita e infine municipio romano e gode di un ampio panorama sulla valle del Volturno e verso il Matese e il Taburno. Ha attraversato floridi periodi nel Medio Evo e nell’età moderna.

    San Lèucio è noto per la manifattura della seta, istituita dai Borboni alla fine del Settecento, ed ha fornito tessuti pregiati alla Corte e all’aristocrazia napoletana, di

    cui si conservano pregevoli esempi nei palazzi reali. Restano lo stabilimento serico e il casino reale del Belvedere con bel parco ed ampia vista sulla pianura. Nei suoi pressi doveva sorgere una città (Ferdinandòpoli), al cui progetto Ferdinando IV non potè dare attuazione.

    Caserta vecchia è un borgo medioevale tra i più interessanti e meglio conservati dell’Italia meridionale, già sede del conte e del vescovo, ma successivamente decaduto. Conserva ancora la sua struttura urbanistica medioevale, una bella cattedrale del secolo XII, dominata da tiburio e torre campanaria assai interessanti, in cui si risente l’influsso dell’architettura amalfitana coeva, e cospicui resti del castello.

    Avella antica controllava una delle porte di accesso all’lrpinia, quasi avamposto di Nola, e conservò una certa importanza sotto i Romani, ma, rovinata nel Medio Evo varie volte, fu sostituita dal centro attuale, che ha importanza agricola.

    pania. In esso ebbe i natali Umberto Nobile, il noto trasvolatore del Polo Nord col dirigibile Norge (1926) ed organizzatore della spedizione italiana col dirigibile Italia (1928).

    Mercato San Severino (16.658 ab.), già detto Rota, ha l’aspetto di cittadina, possiede una discreta attrezzatura industriale ed è notevole centro commerciale, per essere posta in una valle ampia e fertile, all’incrocio di grandi vie di comunicazione. E di origine medioevale e si formò all’ombra del castello dei Sanseverino, dai quali ha preso il nome, distinguendosi presto tra gli altri centri per la ricchezza dei feudatari e per la sua importanza agricola e commerciale.