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Il popolamento della Campania nelle età preistoriche

    Il popolamento della Campania nelle età preistoriche

    La Campania era abitata già nel Paleolitico, come testimoniano i resti di animali e di manufatti venuti alla luce specialmente nella zona costiera. I ritrovamenti sono molto più scarsi nell’interno, dove per altro le ricerche sono state meno intense e dove il terreno, per la sua friabilità, è meno adatto alla conservazione dei prodotti dell’attività umana. Lungo le coste ne sono stati scoperti importanti giacimenti,

    risparmiati dalla trasgressione marina seguita all’ultima glaciazione, dai movimenti sismici e dall’attività dei vulcani.

    Molto interessante è stata la scoperta, avvenuta a Capri nel 1906 ad opera del Cerio, di strumenti litici, fatti con roccia estranea al luogo, che si farebbero risalire al tempo in cui l’isola era ancora unita alla Penisola Sorrentina, poiché si ritiene che l’Uomo paleolitico ignorasse l’arte del navigare. Al Paleolitico Inferiore si attribuiscono alcuni strumenti litici venuti alla luce presso Positano e presso Palinuro e un bell’esemplare di amigdala trovata nel territorio di Guardia Sanframondi, dal quale proviene anche un altro manufatto rinvenuto presso San Lorenzo Maggiore.

    Per il Mesolitico ed il Neolitico i reperti sono più numerosi e provengono soprattutto da grotte della zona costiera (delle Felci a Capri, La Porta presso Positano, Ciàvole presso Palinuro, S. Michele ad Olèvano) e dai dintorni di Paestum e, in minore misura, da località dell’interno (Caiazzo, Piedimonte d’Alife, Ariano Irpino, Cerreto Sannita, Colle Sannita). L’Uomo diventa sedentario e comincia ad avere il culto dei morti, a fissarsi in ricoveri naturali, già frequentati dai suoi antenati e destinati ad ospitare ancora a lungo i suoi discendenti, i quali lasceranno più notevoli tracce della loro presenza negli orizzonti archeologici superiori. E comincera ad apportare delle modificazioni a tali ricoveri, a fabbricarsene alcuni artificiali per sè e per il bestiame e a modellare e a cuocere l’argilla per vari oggetti di ceramica.

    Vedi Anche:  Il Vallo di Diano

     

     

    L’ascia di Castelpagano, i raschiatoi di Cerreto Sannita, la capanna-ovile venuta alla luce nel 1911 sul Colle Montepugliano presso Telese, e vari oggetti rinvenuti sulle falde del Taburno e in altre località dell’Irpinia e dell’Anfano, testimoniano la presenza dell’Uomo nelle conche e nelle valli interne, e specialmente alla periferia del Matese e del Taburno. Un significato particolare assumono i due pugnali silicei trovati a Colle Sannita e a Telese, dei quali il secondo costituisce un prodotto tra i più perfetti e belli rinvenuti nel nostro paese (Pigorini). I resti di palafitte scoperti a Guardia Sanframondi e a Castelvènere sono da mettere in relazione con la scarsezza di ricoveri naturali nella zona e con la presenza di specchi d’acqua ora scom-

    Ruderi di Mirabella Echino,

    che sorgeva in un importantissimo luogo di transito, abitato da tempi remoti.

    parsi. Anche nella grotta di Pertosa si è conservata una palafitta di grande valore archeologico, ma di età posteriore.

    Nell’età del bronzo e in quella del ferro la regione appare tutta abitata: numerosi insediamenti si susseguivano nella zona costiera, specie intorno al Golfo di Napoli, e lungo le principali valli interne.

    Attraverso le vestigia archeologiche è possibile ricostruire le tappe principali del progressivo incivilimento delle popolazioni della Campania, che erano legate culturalmente con quelle delle regioni vicine. La cultura appenninica è presente anche nelle isole (Grotta delle Felci a Capri, Castiglione a Ischia) e l’influenza villanoviana si fa sentire attraverso la diffusione di un tipo particolare di ceramica. La scoperta di tombe ad incinerazione in parecchie località della Campania (Capua,

    Pontecagnano, Sala Consilina, Capodifiume presso Paestum), in un’area nota per la consuetudine di inumare i morti, è un’altra testimonianza della penetrazione nella regione di gruppi di crematori (specie nel secolo Vili), provenienti dal versante adriatico dell’Italia centro-settentrionale o anche dall’Etruria.

    Vedi Anche:  Campania

    In base alla distribuzione delle stazioni preistoriche, scoperte finora, dobbiamo dedurre che in quelle lontane ed oscure età le zone più abitate erano le sponde del Golfo di Napoli (Capri, Castiglione di Ischia, Cuma, Napoli, Pompei, Sorrento) e altri tratti della costa (Positano, Palinuro), la media valle del Volturno e del Calore Irpino (Piedimonte d’Alife, Telese, Caiazzo, Sant’Agata dei Goti), con le pendici meridionali del Matese (Colle Sannita, Cerreto Sannita, Guardia Sanframondi, Castel-vènere) e infine i passaggi obbligati dalle pianure litoranee alle parti più interne dell’Appennino o al versante adriatico (Mirabella Eclano, Ariano, Gesualdo, Pertosa, Padula, Sala Consilina).

    La presenza di sorgenti perenni, di ricoveri naturali (grotte dell’Angelo presso Pertosa, di Zachito presso Caggiano) e di specchi lacustri (Guardia Sanframondi, Castelvènere) aveva influito notevolmente sulla scelta dei luoghi per quei primi insediamenti. Altre stazioni importanti erano a Gaudo presso Paestum, a Pontecagnano, a Oliveto Citra, nella valle del Sarno, presso Acerra ed altrove e costituivano spesso i nuclei originari su cui, nei tempi successivi, si sono formati centri importanti. Le necropoli della valle del Sele, di cui quella molto importante di Gaudo è stata scoperta casualmente nel 1943, rivelano attraverso la loro ceramica notevoli influssi della cultura picena e ci inducono a ritenere la Sella di Conza una importante via di penetrazione di quella civiltà adriatica verso il Tirreno.

    Diversi furono i gradi di evoluzione delle popolazioni in funzione dell’importanza degli scambi culturali con l’esterno. Questi, a partire dal X secolo, divennero molto frequenti su alcuni tratti del litorale campano, dove si raggiunsero gli stadi più avanzati dell’età del ferro, quando nell’Appennino si protraevano civiltà notevolmente più antiche. Infatti, mentre nell’interno prevalevano la caccia e l’allevamento, come provano i resti di capre e di pecore e vari strumenti litici usati dai pastori, nella pianura si affermava l’agricoltura e sulla costa si praticavano la pesca e il commercio.

    Vedi Anche:  Il periodo viceregnale

    Sembra inutile aggiungere che per le età preistoriche non abbiamo elementi per procedere ad una qualsiasi stima della quantità assoluta e relativa della popolazione della Campania e delle sue varie parti. Ci è bastato, perciò, ricordare le località dove sono state rinvenute le principali stazioni preistoriche e accennare alla loro distribuzione. Bisogna spingersi piuttosto avanti nell’età storica per potere avere un quadro più completo della distribuzione della popolazione e degli insediamenti nella regione.