Vai al contenuto

Origine del nome e caratteri generali della Sardegna

    Sardegna

    Caratteri generali e storia della conoscenza dell’isola

    Tra le isole che si estollono dal Mediterraneo, la Sardegna, pur non essendo nè la più grande nè la più popolata, è certamente quella che offre i più numerosi e i più notevoli motivi di interesse.

    Posta nella zona centrale del bacino mediterraneo occidentale, tra l’Italia, Tlberia e l’Africa, si può dire che in essa si incontrino il paesaggio italico con quello della meseta spagnola e delle antistanti regioni africane ed è perciò regione di transizione, non solo dal punto di vista fisico, geologico, climatico, biologico, ma anche da quello umano, etnico, preistorico, economico. Accanto ad aspri massicci cristallini e calcarei orientali, si stendono infatti vasti altopiani monotoni costituenti il carattere più spiccato dell’isola, in singolare contrasto con le forme aspre della vicina Corsica e che fanno apparire da lungi la Sardegna come un vasto tavolato azzurrino adagiato sul mare. Si aggiunga che la Sardegna, essendo staccata più di qualunque altra isola mediterranea dal continente europeo, è stata interessata solo marginalmente dagli eventi storici che vi si sono succeduti, sicché è rimasta a lungo isolata dallo sviluppo generale della cultura e quindi non solo ha avuto forme tutte particolari di civiltà, come quella nuragica, ma vi si sono potuti inoltre mantenere così bene fino ai nostri giorni quadri di vita arcaica, da essere a buon diritto considerata come un museo naturale per l’etnografia sud-europea.

    La Sardegna è pertanto senza alcun dubbio, la regione più originale d’Italia cioè quella che più si distacca dai suoi caratteri medi. Purtroppo però essa è rimasta fino ad epoca recente tra le meno conosciute. Infatti, dopo le attente ricerche e i precisi rilevamenti che il generale Conte Alberto de La Marmora eseguì nella prima metà del secolo scorso per la sua monumentale opera sulla geologia, l’archeologia e la geografia dell’isola, lo studio dei suoi aspetti geògrafici languì ed è stato ripreso solo in epoca recente, dopo il primo conflitto mondiale e soprattutto da una quindicina di anni ad oggi, specie per quanto riguarda la geologia e poi gli aspetti economici e umani anche in rapporto col Piano di rinascita economico e sociale in atto.

    D’altra parte la posizione appartata dell’isola, la scarsezza delle vie di accesso e delle strade interne, la malaria imperversante e la mancanza di una adeguata attrezzatura, persistenti fino a pochi anni fa, spiegano la prolungata riluttanza da parte dei continentali a visitarla e a soggiornarvi. Oggi però, modificatesi le condizioni in seguito alle bonifiche già eseguite ed alla poderosa opera di trasformazione in atto, la Sardegna si va inserendo sempre più nella vita europea ed è visitata e studiata da un numero sempre crescente di connazionali e di stranieri che trovano in essa infiniti motivi di interesse e di diletto.

    Posizione astronomica e geografica

    Posta alla minima distanza di 180 km. dalla penisola italiana (Capo Ferro-Monte Argentario), di cui insieme alla Corsica costituisce l’antemurale, di 180 km. dall’Africa, di 278 dalla Sicilia e di 315 km. dalle Baleari, la Sardegna domina il bacino occidentale del Mediterraneo proprio nella sua parte principale, dove ha posizione centrale risultante chiaramente osservando che una circonferenza avente centro nell’isola e raggio intorno a 400 km., tocca o taglia tutte le regioni che le fanno corona. L’isola, infatti, si viene a trovare al punto d’incrocio della grande via longitudinale tra il bacino mediterraneo occidentale e quello orientale con le vie trasversali tra l’Africa settentrionale e l’Europa continentale. Queste vie, come i mari contermini, sono facilmente controllate da tre punti oltremodo favorevoli: il Golfo di Cagliari e il Golfo di Palmas a sud, il Golfo di Olbia con l’arcipelago della Maddalena a nord. Per effetto di questa sua posizione assai vantaggiosa dal punto di vista economico e militare, la Sardegna ha attirato l’attenzione di tutti i popoli navigatori che si sono susseguiti nel dominio del Mediterraneo e ha subito a parecchie riprese invasioni e dominazioni di genti diverse che hanno lasciato impronte profonde nel quadro antropologico, etnico e culturale dell’isola.

    La posizione della Sardegna nel Mediterraneo occidentale (distanze in chilometri).

    Questa sua posizione ha acquistato valore ancora maggiore e in un quadro più vasto, dopo l’apertura del Canale di Suez sia per l’intensificarsi del traffico marittimo sia dal punto di vista strategico. Non per nulla Napoleone soleva dire che « la Sardegna compensa dieci volte Malta » e Nelson le attribuiva un valore inestimabile per la sua posizione, i suoi porti e le sue risorse.

    Ad uno sguardo sulla carta geografica, la Sardegna con la vicina Corsica — posta a soli 12 km. più a nord — appaiono come due orme immani lasciate da un gigante che con tre passi smisurati abbia valicato il mare dall’Africa all’Europa. La forma irregolarmente quadrangolare, coi due lati più lunghi in direzione meridiana e con quelli più brevi diretti da Sud-Ovest a Nord-Est, è infatti simile alla pianta di un gigantesco piede, sicché a ragione i Greci indicavano l’isola con il nome di Ichnusa (da ichnion, che vuol dire appunto orma) e anche con quello di San-daliotis, avente cioè forma di sandalo.

    L’isola ha per estremi la Punta del Falcone a nord (4i°i5’42” lat. nord) e il Capo Teulada a sud (38°5i’52”); il Capo dell’Argentiera a ovest (8°8′ long, est da Greenwich) e il Capo Cornino a est (9°5o’). Entro tali limiti essa misura 270 km. di lunghezza massima e 145 km. di larghezza, ma tra il Golfo di Oristano e una insenatura nei pressi di Bari Sardo questa si riduce a 96 km., sicché l’isola risulta abbastanza slanciata. La sua superficie insieme alle isole adiacenti, pari a 24.089 kmq., la pone al secondo posto tra le isole del Mediterraneo dopo la Sicilia e fa sì che essa costituisca il 7,5% dell’Italia fisica e occupi per estensione il terzo posto tra le regioni italiane.

    Vedi Anche:  Zone e città della Sardegna Settentrionale

    Il nome

    L’etimologia del nome è stata ricollegata con Sardo o Sardopàtore (Sardus pater) che secondo il mito sarebbe stato duce dei Libici, di cui veniva anche praticato il culto attestato dall’esistenza di un Sardopàtoris Fanum, ricordato da Tolomeo sulla costa occidentale, presso il Capo della Frasca. Il mito può essere collegato con un’antichissima immigrazione di genti libiche che numerosi documenti egiziani e cuneiformi risalenti al periodo dal XIV al IX secolo a. C. chiamano Shardana e ricordano ora come nemici ora come mercenari dei Faraoni. I Shardana, per l’omofonia del nome e per la somiglianza dell’armamento con quello delle statuette nura-giche, sembra si possano identificare con i Sardi partecipanti alla invasione dell’Egitto. Storici autorevoli come il Pais, ammettono che proprio dall’Africa settentrionale sia venuta la più antica immigrazione storica verso la Sardegna appunto ad opera dei Libici Shardana che, verso la fine del secondo millennio, sarebbero pervenuti all’isola e le avrebbero dato il nome. Altri invece pensano che si tratti degli stessi Fenici, primi colonizzatori dell’isola, che da essi avrebbe avuto il nome di Shardàn, presente nella più antica delle iscrizioni fenicie trovate in Sardegna e precisamente a Nora (metà del IX secolo a. C.).

    Lo sviluppo della conoscenza e della cartografia dell’isola

    Lo sviluppo della conoscenza ed i progressi della rappresentazione cartografica della Sardegna, presentano aspetti particolari e interessanti. La prima raffigurazione dell’isola si trova nella Tabula peutigeriana e, pur essendo estremamente sommaria, riassume nella forma e nel contenuto la concezione cartografica essenziale che la tarda romanità aveva dell’isola, in rapporto alla sua forma di « pianta di piede umano » che appunto dalla Tabula risulta chiaramente.

    Assai più grandi e più ricche di nomi localizzati con criterio sono le carte della Sardegna contenute nelle varie edizioni della Geografia di Tolomeo, che si susseguono a partire dal 1476 fino alla metà del ’500: la Sardegna vi appare di forma rettangolare eccessivamente allungata, sicché le sue effettive dimensioni sono falsate in tutte le direzioni, con coste ripetutamente e convenzionalmente falcate, ma con differenze sensibili nella quantità e nella grafia dei nomi di luogo, che variano assai da un’edizione all’altra, ma facendosi via via più numerosi e più evoluti. Nelle tabulae novae tolemaiche, inoltre, appare l’influenza delle carte nautiche medievali, che hanno delineazione delle coste assai più aderente alla realtà. Alle rappresentazioni tolemaiche più schematiche si ricollega la carta della Sardegna, abbozzata dal giurista sardo Sigismondo Arquer, a illustrazione di una breve descrizione dell’isola contenuta nella seconda edizione (1550) della Cosmographia Universalis di Sebastiano Münster. In questa carta le effettive dimensioni dell’isola continuano ad essere falsate in tutte le direzioni e l’ubicazione reciproca degli oggetti geografici è lontana dalla realtà, ma vi compaiono numerosi nomi di luogo nuovi, tra cui quelli delle due parti tradizionali della Sardegna: Caput Càlaris e Caput Logudori. Per quanto piuttosto rozza, la carta dell’Arquer « costituisce il primo frutto della cartografia isolana del ’500, atto a formare la base di quel patrimonio di nozioni e di informazioni che svilupperanno attraverso i secoli la conoscenza sempre più minuta e precisa dell’isola ».

    Carta della Sardegna inserita, come carta moderna, nel rifacimento in versi della Geografia di Tolomeo di F. Berlinghieri, pubblicato nel 1482.

    Carta della Sardegna di Sigismondo Arquer, pubblicata nel 1550 a Basilea, nella Cosmographia di Sebastiano Mùnster nella Sardiniae brevis historia et descriptio, dello stesso autore.

    Carta della Sardegna del Rocco Cappellino (1577). Da un manoscritto della Biblioteca Vaticana. L’originale misura cm. 73X33.

     

    Le indicazioni nuove contenute nella carta dell’Arquer furono utilizzate anzitutto nelle ultime tabulae novae tolomaiche ed anche nella carta della Sardegna dell’Atlante di Gerardo Mercatore pubblicata nel 1589, la più completa tra quelle apparse nel XVI secolo e che segna già un sensibile progresso sulle precedenti. Ma a partire dal 1552 l’ingegnere militare Rocco Cappellino inviato in Sardegna per riorganizzare la difesa di Cagliari e di altri luoghi dell’isola, ne delineò una nuova carta che insieme a disegni di singole parti, illustra una descrizione della regione scritta dallo stesso Cappellino e terminata nel 1577: questa carta si distacca dalle precedenti per l’orientazione — avendo in alto l’oriente — per il contorno delle coste, per l’orografia e l’idrografia, ed ha anche difetti non lievi di proporzione e di distribuzione del contenuto soprattutto per quanto riguarda Cagliari, segnato a levante invece che a sud. Le conferisce peraltro importanza il fatto che distaccandosi dalla tradizione tolemaica, possiede una cospicua ricchezza toponomastica, risultato di un lavoro originale dovuto a una precisa conoscenza dell’ambiente. Per questo, malgrado i suoi difetti, la carta del Cappellino esercitò influenza decisiva su varie carte posteriori e soprattutto su quella di Giovanni Antonio Magini pubblicata nel 1620 nel suo famoso atlante di carte dell’Italia e, per il tramite dell’opera maginiana, su tutto un filone della cartografia sarda posteriore, e tra l’altro sulla carta di Guglielmo e Giovanni Blaew del 1659 e su quella dell’Isolano di Vincenzo Maria Coronelli pubblicata nel 1698 e più volte ristampata.

    Verso la metà del ’700 apparve a Parigi una nuova carta della Sardegna compilata dal Le Rouge in base a rilievi degli ingegneri piemontesi (e nota perciò col nome di Carta degli ingegneri piemontesi) che rappresentò un progresso sensibile nella delineazione dell’isola non tanto per la linea di costa, quanto per l’idrografia e perchè per la prima volta sono rappresentati i limiti amministrativi di quel tempo nonché la rete stradale. Ma il rilievo è sommario ed ancora del tutto privo di quote, la posizione dei paesi imprecisa e i nomi di luogo, se pur numerosi, sono troppo spesso storpiati. Eppure questa carta ha servito di base a varie carte posteriori fino alla comparsa di quella totalmente nuova del Padre Tommaso Napoli, pubblicata nel 1811 a illustrazione della sua Compendiosa descrizione corograjìco-storica della Sardegna. Questa carta ha indubbi pregi, in quanto frutto di osservazione diretta e attenta con toponomastica ricca, originale ed esatta, e tuttavia non esercitò sulla cartografia del tempo un influsso determinante perchè, costruita ancora empiricamente, fu soverchiata dall’opera poderosa e originale del generale Alberto de La Marmora il quale con l’aiuto del sardo Carlo De Candia affrontò e risolse la questione della cartografia dell’isola con la preparazione scientifica e i mezzi necessari, dando così inizio alla cartografia geodetica della Sardegna. « Iniziato il lavoro nel 1825 con lo scopo di fare una carta geologica della Sardegna, correggendo la carta del Padre Napoli — dice il La Marmora nella sua classica opera Viaggio in Sardegna — in capo a due o tre campagne m’accorsi che quella era tutta da rifare e che non avrei potuto ottenere un risultato soddisfacente se non astraendo da tutti i dati anteriori e formando una rete di buoni triangoli ». Il rilevamento vero e proprio durò quattro anni (dal 1834 al 1838) e nel 1845 il La Marmora pubblicava la sua famosa Carta dell’isola di Sardegna alla scala 1:250.000 dalla quale ricavava nel 1853 una carta a scala minore. Si tratta di un’opera cartografica di grande pregio per la sua alta precisione, per l’efficace rappresentazione del rilievo con un fine tratteggio che rende bene anche i più salienti aspetti morfologici e per le quote esatte dei suoi monti nonché per la ricchezza e la precisione della toponomastica. Tale carta servì di base al La Marmora per la costruzione di una carta geologica, la prima che sia stata fatta, che comparve a Torino nel 1856.

    Vedi Anche:  Struttura, coste e mari della Sardegna

    La carta della Sardegna nell’« Italia » di Giovanni Antonio Magini, pubblicata nel 1620. E orientata con l’Oriente in alto e l’originale misura cm. 45X34.

    La prima carta geometrica della Sardegna opera del generale Alberto Ferrerò de La Marmora e pubblicata a Parigi nel 1845. Ridotta dall’originale allegato all’opera Voyage en Sardaigne dello stesso Autore. L’originale misura cm. 33,5X52.

    Successivamente il generale De Candia ebbe l’incarico dal Governo sabaudo di intraprendere l’esecuzione di una carta a grande scala che servisse di base per la formazione di un catasto particellare di cui la regione mancava e quindi anche per una prima definizione dei limiti comunali. Si giunse così alla costruzione della carta al 5000 dell’intera isola, le cui tavolette vennero ridotte al 50.000 in modo da ottenere una carta d’insieme in 49 fogli, la quale, con opportuni compieta-menti, venne stampata col titolo di Atlante dell’isola di Sardegna. Essa costituì la carta topografica dell’isola fino al principio del nostro secolo quando l’Istituto Geografico Militare ebbe completato le levate al 50.000 eseguite nel periodo tra il 1895 e il 1900. Dopo aver provveduto nel 1931 a un aggiornamento generale delle 92 tavolette, 59 quadranti e 31 fogli che interessano l’isola, la rappresentazione cartografica della regione, ha segnato la sua ultima fase nel 1958 con un nuovo rilevamento aerofotogrammetrico attualmente in corso di pubblicazione.

    Invece il rilevamento geologico moderno su carte a grande scala non copre ancora tutta l’isola (solo 15 dei 31 fogli al 100.000) per quanto gli studi relativi alla geologia siano stati numerosi, dato il grande interesse che essi presentano sia dal punto di vista scientifico, per la complessità strutturale e litologica dell’isola, sia da quello pratico per lo studio dei giacimenti minerari che vi sono racchiusi. Numerosi pertanto sono stati i geologi che hanno eseguito rilevamenti parziali, ma l’unico che ai tempi nostri ha esteso le sue ricerche a tutta l’isola è stato il Vardabasso che ha effettuato il rilevamento generale a grande scala, rimasto inedito, sintetizzato in un’efficace carta di insieme al 750.000 pubblicata nel 1949 e in quella della permeabilità delle rocce al 250.000, apparsa nel 1955.

    La storia della conoscenza dell’isola, non considerando la scheletrica Sardi-niae brevis historia et descriptio dell’Arquer, ha avuto effettivo inizio con l’opera del gesuita Gian Francesco Fara, vescovo di Bosa, umanista ed erudito che, nella seconda metà del XVI secolo compose la prima ampia raccolta di documenti del passato sardo coordinati e commentati nel suo scritto De rebus sardois a cui aggiunse, per l’intelligenza di quest’opera storica e per togliere di mezzo errori di nomi di luogo e di cose, un’opera geografica in due libri intitolata De Chorogra-phia Sardiniae, che non si curò di pubblicare. Se nella parte fisica l’opera contiene ancora errori e favole risalenti agli autori classici, nella descrizione regionale essa apporta un contributo notevole perchè il Fara, mediante la conoscenza diretta dei luoghi, riesce a cogliere con precisione il quadro geografico che le diverse regioni sarde presentavano a quel tempo sia dal punto di vista poleografico, con la trattazione dei centri abitati esistenti e di quelli distrutti, sia dal lato economico. Per quanto pubblicata assai più tardi a Torino nel 1835 l’opera, diffusasi per mezzo di copie manoscritte, ebbe notevole influenza sulle relazioni o trattazioni geografiche che apparvero successivamente e soprattutto su quelle del settecento, come la Descrizione geografica della Sardegna di G. Cossu, ed anche su quelle apparse nel primo ottocento.

    Vedi Anche:  Lineamenti e forme del rilievo

    Tra esse è da citare anzitutto la Descrizione della Sardegna stesa dall’Arciduca Francesco d’Austria Este nel 1812 e contenente i risultati di indagini sulle risorse, lo stato della popolazione, i costumi e le possibilità dell’isola e poi la Compendiosa descrizione corografico-storica della Sardegna già citata, con le relative Note illustrative scritte nel 1814 dal Padre Napoli e importanti perchè frutto della precisa conoscenza personale dei luoghi.

    Ma la prima illustrazione e descrizione geografica moderna ed esauriente dell’isola fu il Voyage en Sardaigne de 181 g à 1825 ou description statistique physique, politique de cette île, scritta dal generale de La Marmora, pubblicata nel 1826 con allegato un Atlante e le carte geografica e geologica, illustrante ampiamente non solo i caratteri geografici e geologici dell’isola, quelli della popolazione e le condizioni economiche, ma anche gli aspetti archeologici ed etnici sicché, insieme al successivo Itineraire de Vile de Sardaigne, pubblicato nel 1860, costituisce anche oggi una fonte preziosa per una quantità di notizie fisiche, antropiche e storiche impossibili da trovare altrove.

    L’opera del La Marmora fu integrata da quella quasi contemporanea del Padre Vittorio Angius che si trova inserita nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, compilato dal Casalis e che fu pubblicato a Torino tra il 1833 e il 1856. Anche se sotto forma di dizionario, questa opera non ha carattere compilativo, ma è frutto di prolungate, minute indagini dirette, estese a tutta l’isola, sicché l’insieme delle voci costituisce un contributo prezioso per le notizie nuove su gli usi, i costumi, la lingua, la storia di ogni paese e per la mèsse di dati statistici sulla popolazione e sull’economia di ciascuno.

    Il generale Conte Alberto Ferrerò de La Marmora (1789-1863) che eseguì il primo rilievo geometrico della Sardegna e studiò l’isola in tutti i suoi aspetti rivelandola così al mondo.

    Di queste due opere fondamentali si sono largamente giovate le pubblicazioni successive e soprattutto alcune dovute a certi autori stranieri come il Maltzan (1869) e il Vouiller (1893), ma anche quelle del Cugia (1892) dello Strafforello (1895) e del Corona (1896).

    All’incirca nella stessa epoca in cui appariva il Voyage del La Marmora vedeva la luce la grande Flora Sardoa del Moris (1837-59) che svelava i caratteri della vegetazione dell’isola e costituiva la base per gli studi fitogeografici intrapresi più tardi specialmente dal Béguinot.

    Successivamente le indagini tendono a specializzarsi: geologia, etnologia, archeologia, demografia, economia sono state via via approfondite. I risultati ottenuti furono opportunamente coordinati in occasione del XII Congresso Geografico Italiano, tenuto nel 1934 a Cagliari e dedicato esclusivamente ai problemi sardi. E in questa occasione appunto che furono trattati per la prima volta due aspetti fino ad allora trascurati perchè di più recente sviluppo: quelli geomorfologici, impostati solidamente dal Vardabasso che ha dato sulla morfogenesi dell’isola un efficace quadro d’insieme, sviluppato di recente dal Pelletier (i960) e quelli climatologici, puntualizzati dal Frongia. Lo studio del clima fu poi approfondito dall’Hofele nel 1950 e infine da M. Pinna nel 1954, e d’altra parte quest’ultimo, insieme a B. Spano, ha trattato delle coste nell’ampio volume su Le spiagge della Sardegna, apparso nel 1956, che prende in particolare considerazione le loro variazioni.

    Il generale Conte Alberto fernero de La Marmora (1789-1863) che eseguì il primo rilievo geometrico della Sardegna e studiò l’isola in tutti i suoi aspetti rivelandola così al mondo.

    Le ricerche antropogeografiche hanno avuto invece inizio più lontano e cultori più numerosi. Particolare interesse hanno rivestito quelle riguardanti la popolazione nei suoi rapporti con l’ambiente, questione essenziale per la comprensione delle condizioni e delle possibilità dell’isola: impostate con buon indirizzo agli inizi del nostro secolo da A. Cossu (1900 e 1916) e dall’Anfossi (1915), furono seguite dopo lunga interruzione da quelle preparate in occasione del XII Congresso Geografico e poi da una quantità di altre, tra cui spiccano quelle dell’Alivia, l’esauriente studio eseguito da M. Pinna e L. Corda sulla distribuzione della popolazione e i centri abitati (1956-57) e l’indagine del Baldacci sulle dimore rurali.

    L’economia dell’isola, anche nella sua evoluzione storica, ha avuto nell’ultimo dopoguerra illustratori numerosissimi tra cui lo stesso Alivia, in rapporto coi piani di sviluppo e di rinascita per i quali sono state eseguite accurate indagini da parte di un’apposita Commissione economica di studio, raccolte in un ampio Rapporto conclusivo apparso nel 1959.

    Invece la trattazione geografica di singole parti dell’isola, o subregioni, è stata assai trascurata e comprende solo uno studio del Baldacci sui Nomi regionali della Sardegna (1945) considerati sotto l’aspetto storico-geografico e un esauriente volume sulla Gallura (1958) di B. Spano.

    Ma a questo fervore di analisi dei più diversi aspetti antropogeografici della regione, non è seguita una sintesi scientifica adeguata, ove si tolga il pregevole volume che M. Le Lannou vi ha dedicato nel 1941. Tuttavia il suo stesso titolo Pdtres et paysans de la Sardaigne, oltre a far capire che l’opera tratta particolarmente del mondo rurale e del mondo pastorale trascurando alcuni importanti aspetti geografici, ne mostra il carattere a tesi mirante a interpretare le vicende del popolamento e l’organizzazione economica e sociale come risultanti essenzialmente dai contrasti secolari tra pastori e contadini. L’opera del resto, visti i grandi mutamenti verificatisi nell’ultimo ventennio nell’economia e nella distribuzione della popolazione e considerati i progressi degli studi archeologici e geografici, offre dell’isola un quadro non più corrispondente del tutto allo stato attuale dei fatti e delle conoscenze.