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Posizione e struttura della Sicilia

    Sicilia

    La Sicilia, ponte tra Europa e Africa, perno del Mediterraneo

    L’insularità costituisce indubbiamente il carattere distintivo della Sicilia più facile da cogliere, sul piano topografico: un carattere che ne fa una unità fisica dai lineamenti netti e sicuri. Ma a chi l’osservi da un angolo visuale più largo, anche se soltanto in modo limitato alla sua posizione geografica, non sfuggirà il risalto di cui l’isola gode nell’ambito dell’orizzonte mediterraneo: la Sicilia si presenta subito come un ponte proiettato tra l’Europa — all’estremità della penisola italica — e l’Africa — che ne dista, in corrispondenza della Tunisia, appena 150 km. —; come una piattaforma tra il Mediterraneo orientale e il Mediterraneo occidentale. Essa rappresenta il fulcro delle linee principali che si intersecano nel Mediterraneo, linee che in diversi momenti della storia si sono caricate di una notevole energia economica e più ancora di una robusta forza politica: in quei periodi la Sicilia ha mostrato veramente, con estrema efficacia, la sua funzione di zona cruciale, di punto di convergenza di interessi contrastanti, di perno del Mediterraneo.

    L’ambiguità della posizione dell’isola

    Il valore della posizione dell’isola — che dipende soltanto in maniera secondaria dalla sua effettiva, reale e materiale postura nel bel mezzo del Mediterraneo, ma assai di più, anzi essenzialmente, da fatti di storia umana — è stato nel volgere dei secoli assai diverso. Al centro del mondo nell’antichità classica quando, dopo un breve periodo di animoso e stimolante pionierismo, fu illustrata da nomi insigni di politici-legislatori come Caronda, e suggestivi di poeti quali Stesicoro Teognide e Teocrito, di drammaturghi come Epicarmo, e filosofi come Empedocle, e storici come Filisto e Timeo, e retori quali Corace Tisia e Gorgia, e naturalisti come Dicearco di Messina; crogiuolo di esperienze le più varie, di natura politica religiosa sociale e culturale, durante la dominazione araba, quando servì da tramite tra il mondo cristiano e quello musulmano; fervida di operosità e all’avanguardia della cultura nel periodo normanno, allorché ebbe aperture e orizzonti non soltanto italiani ma europei : per lungo passar di secoli la Sicilia ebbe poi la ventura di trovarsi spostata, quasi di botto, dal centro alla periferia del mondo. La scoperta dell’America aveva deviato nel Cinquecento gli assi della storia mondiale al di fuori dei limiti del Mediterraneo, divenuti troppo angusti, e di conseguenza il centro di gravità europeo era scivolato dal Mediterraneo ai paesi dell’Europa occidentale. Da allora, nonostante brevi ritorni, la Sicilia si è trovata tagliata fuori dalle principali direttrici di interesse politico, dalle grandi linee di navigazione internazionale, e posta agli estremi margini meridionali della regione italica. E si è trovata isolata anche nei riguardi della stessa Italia continentale: slegata dalle regioni dove in prosieguo di tempo si è andata concentrando la maggior parte delle industrie, e pertanto lontana dai grandi nodi commerciali e dalle sedi della grande finanza. È tornato allora a pesare, in tutti i suoi aspetti negativi, il carattere insulare del suo corpo territoriale. Lo Stretto di Messina, per quanto di trascurabile larghezza (appena tre chilometri tra la Punta del Faro e l’opposta sponda calabrese tra Scilla e Villa San Giovanni), e benché ravvivato senza cessa da navi, traghetti e aliscafi, fa sentire penosamente e perentoriamente l’isolamento della Sicilia. Qui si rompe in modo netto il sistema delle comunicazioni stradali e ferroviarie tra l’isola e il corpo peninsulare d’Italia: il ponte progettato sullo Stretto, sospeso fra le sponde dirimpettaie di Sicilia e Calabria, potrebbe diventare il simbolo — oltre che il mezzo — di un nuovo, necessario capovolgimento nei valori dell’isola, del suo più stretto vincolamento con le altre parti dell’Italia continentale. E lo sviluppo dei paesi attardati del Vicino Oriente e della prossima Africa Bianca potrebbe conferire all’isola, almeno entro certi limiti, la funzione di tramite nei rapporti commerciali, da tempo offuscata. Quadrivio del Mediterraneo, la Sicilia mostra dunque l’ambiguità della sua posizione per essere nel contempo l’estremo lembo d’Italia e d’Europa. Dal ruolo centrale o marginale giuocato attraverso il tempo è dipeso in sostanza la prosperità o la decadenza dell’isola. Nella prevalenza, durante gli ultimi quattro-cinque secoli, della sua posizione marginale, vanno pertanto cercate le cause di fondo del suo attuale ritardo economico, che grado a grado viene assorbito nel quadro della nuova realtà economica e sociale dell’Italia repubblicana.

    Vedi Anche:  La distribuzione e la struttura della popolazione

    La configurazione della Sicilia, al centro del Mediterraneo, nella Tavola Peutingeriana, copia tardo-medievale di una carta itineraria romana di età imperiale.

    Lo Stretto di Messina visto dalla costa calabrese. I due possenti tralicci di ferro — di cui quello siciliano si innalza sulla Punta del Faro, a ridosso dei laghi di Ganzirri — sostengono i cavi di allacciamento tra le reti elettriche della Sicilia e della Calabria.

    Unità topografica e struttura compartimentata.

    Dal punto di vista fisico, la Sicilia si presenta chiaramente come un mondo in sè conchiuso: un bel triangolo isoscele, intorno al quale si dispone un certo numero di isole: ora sperdute nelle acque del Mediterraneo, come Pantelleria sulla dorsale sottomarina che lega la Sicilia alla Tunisia, e Ustica sperduta al largo di Palermo, nel Mar Tirreno; ora invece raggruppate in piccoli arcipelaghi: le Eòlie o Lipari, a nord della penisola di Milazzo, e le Egadi, ad ovest, nel tratto di mare che da Trapani si slarga sino a Marsala. A prescindere dalle isole, la chiarezza di contorni della Sicilia non significa tuttavia uniformità di contenuto: all’unità topografica si contrappone in effetti una struttura compartimentata molto spiccata. La plastica dell’isola, cioè la sua conformazione morfologica, sottolinea la concomitante presenza di numerose cellule distinte, le quali si sono comportate a lungo come piccoli mondi isolati o microcosmi, con una vita particolare che ha cristallizzato costumi e tradizioni, e che soltanto dall’Ottocento si sono andate gradualmente saldando tra di loro in modo continuo, soprattutto in virtù dell’apertura di nuove strade.

    D’altra parte, un tratto caratteristico della conformazione della Sicilia consiste nell’articolazione del suo sviluppo costiero in tre fronti ben distinte, che guardano a mari diversi e che si toccano di spalle, senza aver mai avuto notevoli rapporti tra di loro. Una fronte prospetta verso nord, sul Tirreno: essa si sviluppa suborizzon-talmente, dallo Stretto di Messina fino a dopo Capo San Vito, e mostra spiccate e talora assai pronunziate sporgenze nei suoi tratti estremi: ad oriente, in corrispondenza dell’impalcatura cristallina della penisola milese e del Capo Calava, che conchiudono o limitano i golfi di Milazzo e di Patti; e ad occidente, in corrispondenza delle montagne calcaree che da Termini Imerese in larga e compatta fascia si stendono sin quasi a Trapani. La linea del litorale qui si anima e muove sinuosa, per il proiettarsi fin sul mare delle formazioni calcaree: Capo Zafferano, Capo Gallo, Punta Ràisi, Capo San Vito e Punta del Saraceno sono le estremità più avanzate delle protuberanze or minute ed esili, or corpose e massicce che segnano i limiti dei golfi di assai diversa conformazione — più o meno svasati e aperti — di Tèrmini Imerese, Palermo, Carini, Castellammare e del Còfano. La fronte orientale dà invece sullo Ionio, dallo Stretto messinese a Capo Pàssero: alta e scoscesa a nord, dove i Peloritani cristallini sovrincombono da presso la stretta cimosa costiera, e pure mossa, varia ed in parte alta fino a Catania per la presenza delle formazioni vulcaniche della massa etnea. Poi, sotto Catania, al tratto piatto e importuoso corrispondente alla Piana catanese, succede un più rotto lineamento costiero fino all’estrema punta sudorientale dell’isola, dovuto all’impalcatura calcarea dei tavolati iblei. E qui gli aggetti peninsulari di Monte Tauro, di Capo San Panàgia e della Maddalena enucleano il largo e attivissimo golfo di Augusta o inglobano insenature assai ben riparate come quella di Siracusa. La fronte sudoccidentale, infine, tra l’isola delle Correnti, non lontana da Pachino, e Marsala, situata sul Capo Lilibeo, si snoda con lievi arcature in senso diagonale. Di costituzione geologica assai varia, questa fronte che guarda al Mar di Sicilia o africano, si presenta largamente importuosa, talora formata da sabbie e orlata da alte dune.

    Vedi Anche:  L'allevamento, il bosco e la pesca

    La Sicilia di G. Gastaldi, il più noto cartografo italiano del secolo XVI, pubblicata a stampa nel 1561 (la prima rappresentazione gastaldina della Sicilia è del 1544).

    Ogni fronte marittima, già di per sè molto staccata dalle altre, risulta ulteriormente frazionata, sul piano umano, in zone distinte che gravitano su centri diversi, per lo più marittimi o costieri, ma anche interni. Tale frazionamento o compartimentazione di tipo cellulare è il risultato in parte di fatti storici, e in parte di fatti naturali di ordine fisico, che hanno portato concomitantemente alla gravitazione di grossi settori dell’isola verso un centro piuttosto che verso un altro. L’infinita varietà dei paesaggi dell’isola, mutevoli lungo il litorale e contrastanti come dal mare ci si addentra nell’interno, è responsabile della frammentazione umana dell’isola, che la sua stessa notevole estensione — 25.708 kmq. — facilita a spiegare. Ma l’impressione che colpisce subito, in modo netto e chiaro, allorquando si visita l’isola, è di vagare su spazi immensamente più estesi, e di trovarsi via via in contrade per caratteri distintivi assai diverse tra di loro. A pochi chilometri di distanza dal litorale, già si offusca e si perde la sensazione della vicina presenza del mare. Tutto sembra cambiare nel breve volgere di un orizzonte limitato; e talora, per contro, il paesaggio par ripetere le stesse movenze e gli stessi colori su spazi infiniti, fin oltre l’orizzonte lontano: con toni di monotonia che riescono a mantenere intatta una loro misteriosa forza di potente, profonda suggestione.