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La zona di grande intensità colturale

    La zona di grande intensità colturale

    Si estende tra il mare e i primi rilievi appenninici ed è prevalentemente pianeggiante, se si escludono gli apparati vulcanici e pochi rilievi calcarei (Màssico, Lattari). E compresa tra il Garigliano e le prime colline del Cilento e include i rilievi testé ricordati, la pianura, la fascia pedemontana e le valli che la intaccano, la Penisola Sorrentina e le isole.

    La parte di maggiore intensità colturale è sin dai tempi remoti la regione circum-partenopea, quella cioè che circonda il Golfo di Napoli a guisa di corona circolare, ma con una profondità molto limitata. Essa gravita prevalentemente su Napoli, che è stata sin dall’antichità il principale mercato di assorbimento e di smistamento dei suoi prodotti.

    La zona è abbastanza varia morfologicamente, ma tutta molto fertile, e presenta una struttura agraria differenziata secondo l’esposizione, le forme e la natura del terreno, la profondità della falda freatica e le condizioni del deflusso superficiale. L’Uomo ha abilmente sfruttato le sue possibilità naturali, in funzione soprattutto

     

     

    delle esigenze del grande mercato di Napoli e della fitta popolazione locale, la quale ha avuto sempre notevoli possibilità di acquisto.

    In tal modo i terreni asciutti sono stati destinati in prevalenza alle colture legnose, quelli più umidi e irrigabili alle piante erbacee, e soprattutto agli ortaggi, i versanti esposti a Mezzogiorno a colture legnose a fioritura precoce o a colture erbacee invernali, mentre su quelli esposti a nord hanno affermato il loro dominio piante arboree ed erbacee a fioritura tardiva. E sullo stesso versante le colture cambiano secondo la natura del terreno, la potenza del suolo agrario e l’esposizione.

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    Ne derivano una eccezionale complessità colturale, che trova l’eguale solo in poche altre parti del mondo, e la formazione di più piani vegetativi, dei quali l’inferiore è formato dalle colture erbacee invernali o primaverili, l’intermedio da alberi da frutta di limitata altezza (peschi, meli, susini, agrumi), tra le cui chiome la vite si arrampica o stende i suoi festoni, il superiore costituito dalle chiome più grandi e più rade di alti alberi, quali noci, ciliegi e olivi.

    Da tanti componenti prende forma il paesaggio agrario delle conche dei Campi Flegrei, delle terrazze e dei pianori della Penisola Sorrentina, dell’Agro Nocerino, della Piana di Salerno e di altre zone dell’alta pianura.

    La vite domina sovrana ad Ischia e nella sezione occidentale dei Campi Flegrei dove si infittisce sulle terrazze tufacee ed è allevata ad alberello, l’albicocco preferisce le falde del Vesuvio, meli, peschi, peri ed altri alberi da frutta con grande promiscuità affermano il loro dominio nell’Agro Nocerino, intorno a Napoli e fino ad Aversa ed oltre, con tendenza ad espandersi sempre più dalla zona marginale verso il centro della pianura.

    Gli agrumi danno luogo ad un paesaggio tutto particolare sui due versanti della Penisola Sorrentina e sulle isole; l’olivo allieta le pendici più ripide e nude dei monti calcarei sorrentini e casertani; gli orti rigogliosi e i fiori sono propri delle pianure del Sarno e del Sebeto con tendenza ad espandersi verso Marigliano, Nola e Sarno.

    I cereali hanno importanza secondaria, se si esclude il mais, diffuso nelle zone irrigue; mentre ne assumono una molto notevole le colture erbacee primaticce (fave, piselli, patate e così via) e nell’Agro Nocerino e Sarnese trovano largo posto alcune colture che danno un prodotto destinato alle industrie (tabacco, pomodoro).

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    La zona di maggiore intensità colturale era nel passato più ristretta, perchè con le grandi opere di bonifica, con la diffusione dell’irrigazione e con l’aumento della domanda dei prodotti ortofrutticoli si è estesa fino al Sele ed oltre, con la diffusione di ortaggi, di alberi da frutta e di piante industriali, ed ha guadagnato una parte notevole del Piano Campano fino al Garigliano a spese del pascolo e della canapa, con un graduale frazionamento fondiario e colturale e con l’applicazione di più moderni sistemi colturali.

    La promiscuità delle colture sullo stesso campo è nota da tempi lontani ed attira l’attenzione anche del più distratto visitatore per il rigoglio della vegetazione, sebbene gli esperti di coltivazioni agrarie consiglino una più razionale distribuzione alti-metrica e planimetrica delle colture, allo scopo di migliorare la produzione. Il frazionamento colturale nelle singole aziende perdura ed offre al coltivatore maggiore tranquillità, perchè alla scarsezza del prodotto di una coltura può sopperire con quello di altre piante.

    La proprietà è polverizzata nelle zone più intensivamente coltivate e le singole particelle presentano spesso una regolare distribuzione lungo determinate direttrici.

     

     

    Dove tale ripartizione è più recente la figura più comune delle singole particelle è quella rettangolare, col lato più corto su una strada, la quale permette ad esse l’accesso e condiziona quindi la distribuzione particellare del terreno, delle siepi, dei canali o dei solchi di confine, lasciando tracce durature nel paesaggio.

    La piccola proprietà e l’affittanza prevalgono, ma è anche abbastanza praticata la compartecipazione dove occorrono forti spese di impianto e di coltura. Il tipo di conduzione si adegua spesso al tipo prevalente di coltura. Qualche inconveniente può essere ulteriormente eliminato con una riduzione degli addetti all’agricoltura e con l’aumento del reddito prò capite per i coltivatori. Secondo il Rossi Doria, per creare un equilibrio stabile tra agricoltura e forze di lavoro, occorre che queste si riducano a 195.000 unità.

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    La zona dà una produzione lorda vendibile che per valore è oltre la metà di quella regionale, pur avendo una superficie di poco superiore alla quarta parte della Campania. Il valore di tale produzione per ettaro di superficie agraria è molto elevato, in quanto rimane di poco inferiore a un milione di lire all’anno nella valle del Sarno e nella Penisola Sorrentina, supera il mezzo milione in tutta l’area di maggiore intensità circumpartenopea. Sebbene i costi d’impianto e di coltura siano considerevoli, specie per gli agrumi, il reddito in genere è abbastanza alto e proviene in gran parte dal lavoro.

    La zona di grande intensità colturale è quella veramente attiva della Campania ed è suscettibile di ulteriori modificazioni colturali con la diffusione dell’irrigazione e delle colture ortofrutticole. Essa sta subendo un grande processo di industrializzazione e sembra destinata a diventare una delle zone più sviluppate d’Italia non solo dal punto di vista agricolo, ma anche per le attività secondarie e terziarie.