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Savona-Vado e il complesso portuale

    Savona-Vado e il complesso portuale

    Lo sviluppo di Savona nel tempo. Topografia e demografia del centro urbano.

    Una piccola insenatura che si apre sulla Riviera di Ponente a 46 km. da Genova ospita il porto di Savona che per taluni aspetti può ancora dirsi il secondo dei porti della Liguria, anche se La Spezia ne ha ormai superato il movimento. Una piccola insenatura, che non avrebbe di per sè sufficiente motivo a questa preferenza se non lo si cercasse allargando lo sguardo all’interno, dove la cerchia montuosa che chiude la costa ligure presenta la più bassa depressione di tutta la regione al Passo di Cadi-bona (459 m.) che si continua nella Bocchetta di Altare mettendo in comunicazione il versante marittimo col bacino della Bòrmida. Lo sbocco del valico sul mare è rappresentato da un arco costiero ampiamente aperto, in cui sfociano i torrenti Quiliano, Quazzola e Letimbro; Savona ne occupa l’estremità nordorientale: ma è qui che si è sviluppato negli ultimi secoli il porto più attivo a cui si affianca quello di Vado ; qui infatti si apre una piccola insenatura, naturalmente riparata dai più temuti venti della Liguria, quelli di ovest e sudovest. Tale insenatura è formata da un promontorio, che era nel Pliocene una piccola isola, corrispondente all’area dov’è oggi la fortezza del Priamar, area in parte occupata dagli edifìci delle acciaierie dell’llva, in parte sistemata a giardini. L’isoletta si unì nel Quaternario alla terraferma: le montagne dell’interno appartengono al cosiddetto massiccio paleozoico gneissico-granitico del Savonese; la zona che saldò la penisoletta alla terraferma è formata da un lembo di sabbie e marne plioceniche sulle quali è costruita la parte più antica dell’abitato di Savona e dalle alluvioni del Quaternario, portate dal torrente Letimbro, che sfocia a 500 m. circa a occidente del Priamar. A ovest del Letimbro (già Lavagnola; ebbe il nome di Letimbro dal Chiabrera), breve corso d’acqua, ma ben noto per le sue piene disastrose che chiesero ripetuti lavori di arginatura, la fascia di alluvioni quaternarie e di terreni pliocenici accompagna il piede delle colline con una larghezza di 500-1000 m., si allarga alla foce del Quiliano — anche questo breve, ma con piene violente e ricco di alluvioni — e continua ancora ad ovest fino alla foce del torrente Vado dove la costa si incurva per il protendersi verso il mare dello sprone granitico di Capo di Vado, che ripara la rada omonima. La zona da Savona a Vado forma ormai, quanto al traffico marittimo e alle industrie, un unico organismo per il quale sono ragioni di vita il mare e le grandi arterie di comunicazione col Piemonte: ne è espressione l’istituzione dell’Ente Portuale Savona-Piemonte.

    Savona fu antichissimo centro dei Liguri Sabazi, poi la Savo oppidum alpinum dei Romani, e fin da allora fu in contrasto con Genova, perchè alleata di Cartagine contro Roma, mentre Genova si era schierata con l’urbe latina. In età romana Savona ebbe tuttavia minore importanza di Vado, situata dove la strada del Passo di Cadibona, la via Giulia Augusta, toccava la costa. Divenne invece il centro più importante nell’alto Medio Evo, favorita dalla posizione meglio difendibile. Difficili i secoli dell’alto Medio Evo, ma Savona trova nel commercio marittimo la sua principale ragione di vita e già stretti si fanno i rapporti col naturale retroterra piemontese: sotto lo scettro del marchese di Aleramo sono associate con Savona e Finale terre piemontesi; più tardi gli abitanti delle Langhe contribuirono ai lavori del porto. Savona, come già si è accennato nel capitolo storico, partecipò alla lotta contro i Saraceni e alle Crociate e divenne libero Comune nel secolo XII. Ma col fiorire dei commerci — dai secoli XI e XII in poi — sempre più serrata è la lotta contro due nemici: l’insabbiamento del porto e la rivale Genova. Dopo una lunga serie di ribellioni, di lotte, non scevre di episodi violenti, in cui Savona approfittò continuamente delle vicende esterne o delle lotte di partito per schierarsi contro Genova e questa tentò in tutti i modi di fiaccarla, Savona divenne definitivamente possesso genovese nel 1528. I Genovesi colpirono al vivo la città, non solo costruendo sull’altura di Priamar, dove erano le antiche fortezze di San Giorgio e Maria e l’antico Duomo, una minacciosa fortezza (quella in parte visibile ancora oggi), ma ostruendo il porto, già gravemente minacciato dall’insabbiamento. Savona ha però nella sua posizione dei motivi di vita che non possono venir meno: la stessa Genova nel secolo seguente dà la sua opera per migliorare le condizioni del porto e la lotta contro le sabbie che lo minacciano continua nei secoli XVIII e XIX.

    L’insenatura di Savona-Vado e i dintorni.

    Savona in una stampa del 1507.

    Con l’unificazione italiana e il sorgere delle industrie nella regione piemontese comincia un nuovo periodo nella storia di Savona. Mentre strade e ferrovie assicurano le comunicazioni col naturale retroterra piemontese, il porto viene ampliato e definitivamente scongiurata la secolare minaccia del suo insabbiamento; Savona non può competere con Genova, alla quale la posizione naturale più favorevole rispetto al retroterra padano assicura un primato indiscusso, ma diviene il secondo porto commerciale della Liguria, integrando quello di Genova per i rapporti col Piemonte e riuscendo anche ad assicurarsi un notevole transito con la Svizzera. Parallelamente al porto, si sviluppano alcune importanti industrie; Savona diventa il centro di una vasta rete di interessi, vi cresce rapidamente la popolazione, e la sua importanza viene riconosciuta con l’erezione a capoluogo di provincia nel 1923. La seconda guerra mondiale lascia delle gravi rovine nell’abitato, colpito da alcuni bombardamenti, ma più gravi ancora sono le ferite che subisce l’economia cittadina per la crisi delle industrie, come più sotto si dirà.

    Nell’epoca romana l’abitato di Savona comprese forse due modesti nuclei: uno sul Priamar, l’altro nella bassa ondulazione del « Monticello », più a nord; il corso del Letimbro era ad oriente di quello attuale e lo accompagnavano delle aree paludose; anche la via Aurelia sembra che passasse più internamente rispetto all’abitato di Savona che, come si è detto, aveva allora assai minore importanza di Vado. Nell’alto Medio Evo si formò un abitato denso di case presso il castrimi fortificato che era sul Priamar, e si estese verso il mare e verso nord collegandosi alla zona del « Monticello ». Savona divenne prestissimo, secondo alcune fonti fin dal IX secolo, sede episcopale e nel recinto delle fortificazioni furono costruiti la Chiesa e il Palazzo del Vescovo. Intanto si hanno i primi lavori di sistemazione del porto. Nel secolo XII viene costruita la prima cerchia di mura, che cingeva la città dalla parte di terra. Dal quartiere della Cattedrale che doveva occupare le pendici settentrionali del Priamar, l’abitato si estendeva verso il porto e verso il Letimbro, sul quale passava il ponte detto poi delle Pile; a nord era il borgo, il quartiere della borghesia arricchita dai traffici che diventerà la nuova nobiltà, acquistando dai feudatari della campagna possessi e titoli; di qui l’abitato si prolungava intorno al « Monticello » dove è la Parrocchiale di Sant’Andrea, mentre a levante l’area che scendeva verso le banchine del porto era centro di commerci e dell’attività marittima, la sede dei cantieri di costruzione e riparazione navale. Di tutto questo abitato medievale, nonostante le trasformazioni dei secoli che seguirono, le distruzioni dovute alle rovine dell’ultima guerra, rimane ancora il nucleo: con gli stretti vicoli e gli archi di passaggio, esso ripete la topografia caratteristica dei vecchi centri liguri; con le sue torri medievali, coi palazzi del Rinascimento e dei secoli XVII e XVIII, con gli elementi architettonici artistici qua e là ben visibili, testimonia ancora oggi il glorioso passato di Savona. Nei secoli XII e XIII Savona estende la sua giurisdizione fino a Capo Vado da un lato, a Varazze dall’altro e raggiunge lo spartiacque nell’interno, ma ad oriente avanza minacciosa Genova, a occidente è la Repubblica di Noli, che di Genova è fedele alleata. Intanto si sviluppano le opere portuali e vengono istituiti i «sabarbari»; l’abitato si infittisce entro la cerchia delle mura e si estende fuori di queste con tre sobborghi: a nord in direzione della strada per Lavagnola e Cadibona; a sudovest lungo la strada per Legino; sul molo.

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    Savona all’inizio del secolo XVII: è ben visibile la grande costruzione della fortezza del « Priamar ».

    La Torre del Brandale.

    Veduta panoramica di Savona: a destra si intravede parte del vecchio centro, a sinistra la collina della « Villetta » dove sorgono i nuovi quartieri residenziali ; in primo piano il Letimbro e i quartieri industriali.

    La cerchia delle mura fu distrutta nella prima metà del secolo XIII durante le lotte con Genova e una nuova cinta fu completata ai primi del secolo XIV, secondo un tracciato non molto diverso dal precedente, fatta eccezione a nordovest dov’è la Chiesa di San Giovanni, al di là dell’attuale via Paleocapa; a nord i Genovesi fecero costruire il Castello della « briglia ». In questi limiti, che sono press’a poco quelli dell’attuale centro antico, Savona rimase fino al secolo XVI: il centro politico era intorno al Brandale e poco lontano sorgeva il Palazzo del Podestà. Gli edifici di abitazione si erano accresciuti in altezza: l’abitato fitto di case si stringeva in sostanza intorno alla banchina del porto, fonte prima di ricchezza, con le vie irradiate verso le porte delle mura. Si sviluppano i cantieri, sorge l’Arsenale e si eseguiscono le prime opere di arginamento del Letimbro.

    La definitiva conquista genovese porta una modificazione nell’abitato con la costruzione della fortezza del Priamar e la distruzione già accennata della Cattedrale e del Castello con l’abitato più antico; ma in sostanza il centro urbano rimane nei limiti del periodo precedente e una nuova cinta di mura risulta, ma di poco, allargata ad ovest. La Cattedrale viene trasferita col Vescovado presso il Convento dei Francescani nella parte occidentale della città e tra il 1589 e il 1604 viene costruito il nuovo Duomo, in linee classiche, semplice e grandioso, con ricco coro ligneo; esso conserva anche decorazioni dell’antico e contiene preziose opere d’arte e dipinti di autori genovesi e italiani antichi e moderni. Nei secoli XV, XVI e XVII vennero costruiti chiese e palazzi che ancora oggi mettono una nota d’arte e di signorilità nel vecchio centro. Gravi rovine all’abitato causò una disastrosa esplosione al Castello di San Giorgio nel 1648.

    Il centro urbano, oggi.

    La fortezza del Priamar, fatta erigere dai Genovesi dopo il 1528, ricorda la secolare lotta della città per affermare la sua autonomia di fronte alla « Dominante ».

    È solo nella seconda metà del secolo XIX che si inizia l’ingrandimento urbano di Savona: tutto un nuovo quartiere si sviluppa fra il centro antico e il Letimbro lungo il quale corrono i binari della ferrovia; qui le vie ampie e diritte che si tagliano ad angolo retto, fiancheggiate da portici, ricordano, più che le città liguri, Torino, economicamente tanto legata a Savona. L’ingrandimento si continua nel secolo XX, specialmente tra la prima e la seconda guerra mondiale e in questi ultimi anni.

    Ben individuato il centro cittadino nella zona intorno al porto, nel centro antico e ad ovest di questo; è qui che l’animazione è vivace: da piazza Mameli con la caratteristica campana dei Caduti che ogni sera alle 18 suona 21 rintocchi, a piazza Diaz su cui prospetta il teatro Chiabrera; in via Paleocapa fino al largo Leone Pan-caldo dove è la celebre torre che porta incisi i versi del Chiabrera con l’invocazione dei marinai alla Vergine: « In mare irato, in subita procella invoco Te, nostra benigna stella»; intorno al porto e nella via Gramsci, ricostruita dopo le rovine della guerra, che corre lungo la vecchia darsena. Un quartiere residenziale popolare si stende in piano lungo la riva del Letimbro verso l’interno; al di là del fiume, accanto a edifici industriali, si sta sviluppando un altro quartiere residenziale, mentre gli stabilimenti industriali e i depositi petroliferi si stendono lungo il mare in direzione di Vado, al di qua e al di là della ferrovia. Qui, dov’è il grande deposito delle Ferrovie dello Stato, dovrà sorgere la nuova stazione di Savona in sostituzione dell’attuale, ormai insufficiente. Invece, dall’altro lato della città, sulla collina che guarda il porto, in posizione salubre e pittoresca, si è rapidamente ingrandito il bel quartiere residenziale della Villetta, là dove sorgevano isolati conventi e istituti. Lungo il mare, presso la fortezza del Priamar, era il grande complesso delle Acciaierie dell’Ilva, solo in parte occupato da uno stabilimento industriale. E in atto la sistemazione a giardini di tutta l’area del Priamar in continuazione della piazza a mare e del moderno quartiere sorto lungo la spiaggia fino al Letimbro e prolungato ormai al di là del fiume: è qui che si stende il tratto costiero frequentato come spiaggia balneare.

    Il corso Vittorio Veneto e la spiaggia di Savona.

    Motivi contrastanti anche a Savona: la Torre di Leone Pancaldo (1522) e un modernissimo palazzo sortole accanto: il « Grattacielo ».

    Un angolo dei giardini pubblici di Savona.

    Savona si vanta di aver dato i natali al letterato Gabriello Chiabrera; vi nacquero e lavorarono pittori ed artisti e fu famosa la produzione di ceramiche artistiche del Seicento e Settecento; invece Leone Pancaldo, pilota di Magellano, ne ricorda la potenza marinara. Nella fortezza del Priamar fu chiuso prigioniero dal re Carlo Felice, Giuseppe Mazzini.

    Pochi e incerti i dati sulla popolazione nei secoli passati. Si fanno dei calcoli in base all’estensione della cinta murata ma sono quanto mai approssimativi: per il secolo XII essi darebbero 3000-4000 ab. a cui sono da aggiungere quelli fuori delle mura. La popolazione dovette aumentare nel tempo dei traffici più fiorenti; forse raggiungeva alla fine del secolo XV gli 8000 ab. senza i sobborghi, compresi i quali avrebbero raggiunto gli 11.000. Ma dopo la metà del secolo XVI diminuì, e ancor più forte dovette essere la diminuzione nel secolo XVII anche per le gravi pestilenze, mentre per il decadere delle industrie e dei traffici una parte degli abitanti si spostava in campagna. Si scese forse a meno di 7000 ab. ; le statistiche del periodo napoleonico ne dànno pochi di più per il centro urbano mentre quello che oggi è il territorio comunale ne aveva circa 11.000. Rapido è stato l’aumento successivo fino al periodo prebellico: gli abitanti del Comune erano 19.611 nel 1861, 24.851 nel 1871, 29.614 nel 1881,38.355 nel 1901, 50.169 nel 1911, 58.710 nel 1921, 60.520 nel 1931, 64.200 nel 1936, 69.035 nel 1951 ; poche unità di più sono calcolate per il 1959: intorno a 70.000, mentre gli abitanti del centro urbano sono circa 60.000. La demografia savonese è caratterizzata da un bassissimo tasso di natalità e ormai i morti superano i nati; poiché anche l’eccedenza degli immigrati, in seguito alle difficoltà economiche, è divenuta minima, si può parlare per gli ultimi anni di stasi della popolazione.

    L’economia savonese e il porto di Savona-Vado

    La vita economica di Savona ha avuto il suo periodo aureo nei secoli XII-XIII quando il porto ebbe intensi rapporti con la Corsica, Sardegna e Sicilia, con la Penisola Iberica, con l’Africa settentrionale e anche col Mediterraneo orientale e il Mar Nero; il traffico di cabotaggio si svolgeva soprattutto con la Riviera di Ponente. Genova cercò di colpire Savona impedendo alle sue navi il libero traffico del mare aperto, e furono vivaci le rivalità con la vicina Noli. All’interno i traffici erano attivi anche col Piemonte attraverso il Passo di Cadibona. Nonostante le lotte e la superiorità genovese, la floridezza del commercio continuò anche nei secoli XIV e XV. In questi secoli si svilupparono pure, oltre l’armamento navale, alcune industrie, la tessile soprattutto. Segue un periodo di grave decadenza dovuto sia a cause generali, sia alla dominazione genovese. Si sviluppa invece l’agricoltura nella zona vicina.

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    Nuove prospettive di attività si sono aperte alla fine del secolo scorso e Savona conobbe un periodo di prosperità fino all’inizio di questo secolo; mentre si ampliavano le opere portuali, si sviluppava la grande industria sia a Savona, sia nel suo immediato retroterra, nelle valli delle Bòrmide. Ma Savona è troppo vicina a Genova, e la sua sorte è anzitutto quella di completarne la funzione commerciale e portuale, come sbocco del retroterra padano. D’altro lato la funzione di Savona, anche se complementare, è distinta ed essa lo deve alla sua posizione geografica allo sbocco della strada del Colle di Cadibona che apre al suo diretto commercio parte del Piemonte. Con lo svilupparsi delle grandi vie transalpine facenti capo a Torino anche il raggio dell’influenza commerciale di Savona è destinato ad allargarsi ; perciò la città guarda allo sviluppo di queste e delle altre vie di comunicazione come ad uno dei presupposti di una sua ripresa dal profondo travaglio economico seguito alla seconda guerra mondiale.

    La vita economica oggi è legata anzitutto al porto. In tempo romano il porto era a Vado, ben riparato dai venti e in buona posizione rispetto alle strade: Savo oppidum rappresentava il baluardo di difesa, ma nel Medio Evo, come si è detto, fu questo centro più difeso che prese sviluppo e vi si iniziarono le opere portuali. Il nucleo più antico del porto sorse nella insenatura naturale formata dal promontorio del Priamar, ai piedi del quale doveva prolungarsi verso est una striscia sabbiosa. Il molo più antico fu quello, ora scomparso, di Sant’Erasmo che doveva difendere il porto dalle sabbie provenienti dalla spiaggia a ovest del Priamar, sospinte verso oriente dalle onde mosse dai venti occidentali; testimonia di questa lotta contro l’insabbiamento la presenza di un particolare ufficio comunale, i « sabar-bari », incaricati di asportare le arene e di importare pietrame e altro materiale occorrente per la costruzione e manutenzione dei moli e delle calate. Le cave che più fornirono materiale erano al Capo di Vado. Nei secoli XII e XIII fu costruito il più importante molo detto « delle Casse » diretto dal Priamar verso nord per chiudere la vecchia darsena e su questo sorse il quartiere del molo. Ma le sabbie, spinte dal libeccio, riuscirono ad aggirarlo, provocando gravi insabbiamenti specialmente nei secoli XVI e XVII, aggravati dalla distruzione operata dai Genovesi nel 1528.

    Solo nel secolo scorso il problema fu risolto con la costruzione del nuovo molo più esterno « di traversa », diretto parallelamente alla costa, prolungato col molo frangiflutti, e con la costruzione del molo sottoflutto diretto, invece, perpendicolarmente alla costa; si è così delimitata e successivamente ampliata la nuova darsena, ampliata l’antica e ottenuto un vasto avamporto, mentre impianti ferroviari, magazzini di deposito, ecc., sorgono nella zona che divide le due darsene. Perpendicolarmente al Molo di traversa è stato pure costruito il nuovo Violo della Casse. Ormai l’insabbiamento è praticamente trascurabile.

    Pianta schematica degli impianti del complesso portuale Savona-Piemonte con gli ampliamenti previsti dal nuovo piano regolatore (a sinistra, porto di Savona; a destra, rada di Vado Ligure).

    La guerra portò la distruzione anche in questo porto, ridotto ad un ammasso di macerie, con apparecchiature in parte distrutte, in parte asportate, l’imboccatura ostruita dagli scafi affondati. Ma rapida è stata la ricostruzione e il porto è risorto anche meglio dotato di prima. Tuttavia si impongono nuovi ingrandimenti; nel settembre i960 è stato approvato il progetto di aggiornamento del piano regolatore del Porto. Lo specchio d’acqua verrà portato da 40 a oltre 58 ha; lo sviluppo di nuove banchine sarà di m. 1100 che si aggiungeranno ai 2700 già esistenti; oltre a 410 m. del nuovo banchinamento a nord, anche se quest’ultimo non sarà destinato ad operazioni di commercio. Un nuovo bacino troverà posto tra la Calata Boselli prolungata e il nuovo molo foraneo; una nuova opera sottoflutto si aggiungerà all’attuale molo sottoflutto permettendo successivamente il riempimento di un’area da destinarsi a industrie navali, completata da un bacino fisso e da uno galleggiante.

    Il porto è dotato di ponti elevatori, di gru a gancio, benna e semoventi, di grandi magazzini di deposito, di officine per ogni specie di riparazione navale, ma il piano regolatore contempla anche tutto un nuovo assetto delle banchine, degli impianti ferroviari, ecc.

    Panorama del porto di Savona e nuova strada per Albisola.

    Il porto rappresenta il cuore della vita economica savonese: imbarco di autovetture per l’America.

    Una caratteristica particolare è data dall’impianto delle funivie del carbone posto presso l’entrata del porto, dal lato della costa, l’unico rimasto intatto dalle rovine della guerra: grandioso impianto per il trasporto del carbone dal porto alla località San Giuseppe, a 18 km. nell’interno sul versante padano, dove è sorto un centro di industrie molto importante che può considerarsi una dipendenza di quello savonese; le funivie, che dispongono di un pontile di attracco di 140 metri con possenti mezzi elevatori, di impianti di deposito a mare e a San Giuseppe, permettono lo sbarco e l’invio verso l’entroterra di 10.000 tonnellate di carbone nelle 24 ore a mezzo di 1200 vagoncini.

    Il porto di Savona è ormai un solo organismo con quello di Vado: ambedue sono gestiti dall’Ente Portuale Savona-Piemonte sorto nel 1947. La rada di Vado, ben riparata dall’omonimo promontorio, è adibita essenzialmente al discarico di oli minerali e la caratterizzano i pontili delle società petroliere: Agip, Esso, Shell, Petrolcaltex. Agli impianti di deposito già esistenti si unisce l’oleodotto lungo 150 km. che passando attraverso l’Appennino, a una profondità media di m. 1,50, porta il prezioso liquido nel cuore della Pianura Padana, presso Trecate, in provincia di Novara, dove funziona una grande raffineria. La stazione di pompaggio è situata a Savona; due stazioni radio collegate con un ponte radio (sul Monte Beigua a 1400 m.) permettono il servizio di manutenzione e vigilanza; l’oleodotto che sbocca nella rada di Vado è completato da una tubazione sottomarina: esso provvede così al rifornimento della regione padana e anche della Svizzera.

    Anche nella rada di Vado il piano regolatore prevede nuove opere da costruirsi nel settore presso Capo Vado a cura dei complessi industriali della « Vado Alti Forni ed Acciaierie» e della «Società Fornicoke». Lo sviluppo di nuove banchine previste per la rada di Vado è di m. 1690.

    Il porto di Savona-Vado è soprattutto un porto commerciale di rifornimento per il retroterra savonese e piemontese (partecipano all’Ente Portuale le province di Savona, Cuneo e Torino) e perciò le merci all’entrata formano la quasi totalità del movimento (88%). Esse sono in gran parte merci di massa; fino a qualche anno fa prevaleva in modo assoluto il carbone, tanto che Savona si classificava come porto carboniero; oggi il primo posto spetta ancora al carbone, che comprende circa metà del peso delle merci allo sbarco, ma gli oli minerali, in continuo aumento, ne comprendono da soli più di un terzo mentre gli sbarchi di carbone hanno subito una notevole contrazione nel 1958 e nel 1959, pur conservando a Savona il secondo posto in Italia dopo Genova. Seguono modestissime quantità di altre merci di massa (minerali metallici, fosfati, zolfo, ecc.), mentre scarsa importanza hanno le merci generali tra le quali primeggia la cellulosa, seguita da cereali e altri prodotti alimentari, legnami, semi oleosi e prodotti chimici. All’uscita figurano soprattutto: riso e altri prodotti alimentari, prodotti chimici, carboni e oli minerali, minerali e metalli, legnami, macchinari, automobili, ecc. Notevole incremento ha avuto dopo la guerra il transito per la Svizzera col massimo del 16% nel 1948, ma la percentuale è ora ridotta a cifre esigue; esso è costituito soprattutto da carbone, seguito dagli oli minerali. Nel 1957-58 non si è più verificato il movimento di transito per l’Austria ma nel 1958 è arrivata una nave per il transito polacco.

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    Una nave operante al magazzino « merci varie ».

    Savona è al secondo posto (dopo Genova), fra i porti italiani per la quantità di carbone sbarcato: una grossa nave eseguisce le operazioni di scarico presso l’impianto delle funivie.

    Quanto alle provenienze, il primo posto spetta attualmente agli Stati Uniti, seguiti dai porti nazionali, dal Levante mediterraneo, quindi dai Paesi europei, Africa settentrionale, Estremo Oriente. Nelle destinazioni il primato spetta ai porti nazionali; dei Paesi esteri vengono primi Indonesia e Estremo Oriente, seguiti da Medio Oriente e Levante Mediterraneo. Molto diminuito il traffico di cabotaggio che ebbe effimera fortuna nell’immediato dopoguerra.

    Il movimento delle merci è aumentato in questi ultimi anni superando di molto i tre milioni di tonnellate del 1939 e i quattro milioni del 1947, considerati ambedue anni eccezionali; nel 1957 sono stati superati i cinque milioni e precisamente il movimento ha raggiunto 5.331.550 tonnellate di cui 4.710.483 allo sbarco. E seguita la contrazione del 1958 con un movimento complessivo di 4.395.690 tonnellate, continuatasi anche nel 1959 con 4.290.088 tonn. : è la diminuzione del carbone che ha mantenuto a un livello inferiore al 1957, il movimento del porto.

    Il tonnellaggio delle navi entrate è stato nel 1957 di 2.789.400 tonnellate; alla leggera contrazione del 1958 è seguita una ripresa nel 1959. Il primato spetta alla bandiera italiana, col 50-60%; seguono, per modeste quote, numerose bandiere estere. Delle merci sbarcate nel porto di Savona circa il 40% sono destinate alla provincia di Savona; quasi uguale la percentuale destinata al Piemonte; la Lombardia ne riceve poco più del 10%.

    E sempre vivo il problema della zona « franca », da istituirsi in un’area del porto perchè possa quindi sorgere una zona industriale. Tre stazioni ferroviarie servono allo scalo marittimo savonese: Savona-mare, Vado Ligure e San Giuseppe di Cairo. Ma le vie di comunicazione che servono il porto attendono di essere migliorate con il completamento della camionabile per Genova e soprattutto della camionabile per Ceva-Torino; il nuovo piano regolatore del porto comprende miglioramenti delle attrezzature ferroviarie già esistenti per rendere più agevole il traffico col porto e più facili i rapporti anche ferroviari col retroterra piemontese.

    Savona, per la presenza del porto, è divenuta anche un centro di industrie, ma il massimo impianto industriale, le acciaierie dell’llva, è stato abbandonato nel dopoguerra come già si è detto. E stato, non si può nasconderlo, un colpo grave all’economia savonese. L’industria è però rappresentata dalle officine di riparazioni navali, dall’industria di demolizione, dall’industria elettrotecnica, che è esportatrice, da minori officine meccaniche; l’industria ceramica, che ebbe larga fama in antico, ha ora scarsa importanza; modesta è pure l’industria vetraria, più importante in provincia. Sopravvivono caratteristiche industrie locali come quella dolciaria (chinotti, canditi, ecc.) e altre industrie alimentari. Savona ha ancora le funzioni inerenti alla sua qualità di capoluogo di provincia ; vi sono tutti gli istituti di istruzione media ; possiede una Pinacoteca con pregevolissime opere che interessano la storia dell’arte genovese dei secoli XV e XVI ed è, come più volte si è detto, sede di Vescovado.

    La più grande Savona: da Vado ad Albisola

    L’abitato stesso e il complesso industriale di Savona si continua, senza ormai più soluzione di contiguità, nel territorio di Vado. Qui l’attività industriale più importante è quella legata agli impianti di deposito e alla raffinazione degli oli minerali, cui si aggiungono: la grande Cokeria della Fornicoke, l’industria meccanica, quella dei laterizi, coloranti e vernici. L’avvenire sembra riservare un molto maggiore incremento industriale per il sorgere di un complesso metal-meccanico. Del porto già si è detto: ricorderemo ancora l’industria delle demolizioni navali. L’abitato attuale di Vado è quello di un centro industriale residenziale, senza interesse, ma nel Museo Archeologico è raccolto parte del materiale di scavo proveniente dall’antico, fiorente centro romano, che sorgeva più nell’interno, in località Valleggia. Il Capo Vado è dominato da una antica torre e da un faro. Tra il territorio dei Comuni di Savona e di Vado si interpone quello di Quiliano; il paese è nell’interno nella valle del fiume; la sua popolazione vive in parte dell’agricoltura ma elevata è anche la percentuale degli addetti all’industria e trasporti che lavorano nelle industrie di Savona e di Vado. Nell’agricoltura prevalgono le colture arboree dell’olivo e della vite, gli alberi da frutta tra cui il chinotto; nel piano sono diffusi gli orti ma nell’interno seguono vasti boschi: 75% circa della superficie del Comune.

    Albisola può ormai considerarsi come una continuazione di Savona, in qualità di quartiere residenziale signorile.

    Se Vado forma ormai la continuazione della zona portuale e dell’abitato urbano di Savona verso ovest, dall’altro lato, ad est, può dirsi diventata quasi un sobborgo della città maggiore la ridente cittadina di Albisola, che ha avuto un nuovo rapidissimo incremento in questi ultimi anni. Albisola è posta sulla piana alluvionale allo sbocco del torrente Sansobbia che divide in due parti l’abitato: Albisola Capo sulla riva sinistra, Albisola Marina sulla destra. La città, che vanta una bella villa settecentesca (Villa Faragiana) e opere d’arte insigni nella Chiesa della Concordia, si è accresciuta di costruzioni modernissime ed è unita a Savona dalla nuova strada litoranea; il territorio è ricco di ortaggi e frutta, accanto alle più antiche colture della vite e dell’olivo. Ma la città, che oggi vive soprattutto della fiorente industria turistica, è ben nota per l’antica e gloriosa industria artigiana delle ceramiche fabbricate con un’argilla marnosa bianco-cinerea da cui derivò il nome la romana Alba Docilia, di cui Albisola è l’erede. L’industria era già celebrata negli ultimi secoli del Medio Evo e i ceramisti continuarono la loro industria anche quando decaddero le fabbriche cinquecentesche e secentesche di Genova e di Savona. Anche oggi le ceramiche di Albisola tengono alto il nome di quest’arte in campo nazionale e internazionale; è caratteristica degli artigiani ceramisti di Albisola la facile assimilazione delle forme, pur mantenendo intatto lo stile tradizionale che ha la sua più nota espressione nella decorazione in monocromia turchina, vanto delle ceramiche savonesi del Seicento, ereditata dalle fabbriche di Albisola. Gli artigiani di Albisola lavorarono in Francia (Nevers e Lione), Spagna (Siviglia) e oggi le ceramiche di Albisola varcano anche l’oceano per le Americhe.

    Nell’interno, sulle pendici dei colli che circondano la città litoranea, è il centro di Albisola Superiore, capoluogo dell’omonimo Comune, che comprende anche il centro di Albisola Capo, ormai unito in un unico organismo urbano ad Albisola Marina; la popolazione complessiva dei due Comuni è di circa 8500 ab., di cui circa 5000 nell’abitato costiero che comprende Albisola Marina e Albisola Capo. Quest’ultima è sul luogo del centro romano e si vanta di aver dato i natali a Giuliano della Rovere che fu Papa Giulio II. Albisola Superiore sorse nel Medio Evo intorno al castrum del Colle Castellare e vi si rifugiarono gli abitanti di Alba Docilia per cercare rifugio al tempo delle invasioni saracene; vanta la grandiosa Villa Gavotti, già Della Rovere, e pregevoli opere d’arte nella Parrocchiale.

    Fra i dintorni di Savona deve essere ricordato il bel Santuario della Madonna della Misericordia, mèta di continui pellegrinaggi : sorge in una suggestiva cornice di verde nella valle del Letimbro, a pochi chilometri dalla città, là dove la tradizione vuole che nel 1536 apparisse la Madonna ad un contadino del luogo. Vi è sorta una bella Chiesa dei secoli XVI-XVII, ricca di opere d’arte; particolarmente pregevole la parte inferiore della facciata in pietra del Finale, dovuta a Taddeo Carlone.