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I laghi

    I laghi

    La Campania non è priva di laghi, sebbene tutti siano molto piccoli, e più ne contava nel passato, prima che le bonifiche ne prosciugassero alcuni presso le coste e nelle conche interne. Essi, malgrado la loro limitata estensione, hanno una considerevole importanza antropica ed economica.

    Sono scomparsi da tempo i grandi specchi lacustri pleistocenici, che occupavano il Vallo di Diano e varie altre valli e conche comprese entro le dorsali dell’Appennino, in parte per lenta e graduale colmata, in parte per svuotamento, con l’incisione delle soglie che ne chiudevano il bacino.

    Il lago fangoso del cratere della Solfatara si è prosciugato naturalmente nell’età moderna, tra il secolo XVI e la fine del XVII; quello di Agnano si sarebbe formato nel Medio Evo, forse intorno al 1000, ed aveva una superficie di 92 ha., ma è stato svuotato nel 1870 per mezzo di un cunicolo sotterraneo, il quale sfocia nel mare di Bagnoli e vi convoglia tuttora le acque che defluiscono sul fondo del cratere.

    Con l’esecuzione dei progetti di bonifica delle pianure litoranee sono stati prosciugati laghi e pantani costieri, tra i quali meritano di essere ricordati il pantano di Sessa (334 ha.) nella piana del Garigliano, il pantano di Varcaturo e il lago di Lìcola, nella piana del Volturno, e il pantano della Fonte nella pianura del Sele tra l’Asa e il Tusciano, il lago Aversano, il pantano Campolongo e il pantano Spineta, tra il Tusciano e il Sele, alcuni dei quali avevano una superficie di centinaia di ettari.

    L’Uomo ha provveduto a svuotare vari bacini chiusi dell’interno, costruendo canali superficiali o cunicoli sotterranei, ed ha riscattato in tal modo all’agricoltura vaste aree pantanose. Il Vallo di Diano è stato prosciugato con opere di canalizzazione e con l’incisione della soglia calcarea, come già è stato ricordato; il pantano di San Gregorio Magno è stato bonificato con un cunicolo sotterraneo, che ne versa le acque residue nella gola del Plàtano. Il lago di Palo, anch’esso nel massiccio di Monte Marzano, che aveva una superficie di 250 ha. e un fondo piatto, è stato svuotato con un canale superficiale, che ne incide l’orlo nord-orientale.

    Con la sistemazione della Bocca del Dragone e con la costruzione di un canale incassato si provvede a richiamare verso tale inghiottitoio naturale le acque che si accumulano nel fondo del Piano di Volturara Irpina, detto comunemente del Dragone. Questo piano è una delle più vaste conche chiuse della Campania e si apre nel massiccio dei Picentini, nel gruppo del Terminio, ed è invaso dalle acque in inverno, ma talvolta anche in alcuni mesi autunnali e primaverili. L’acqua ha generalmente uno spessore di pochi metri e invade un centinaio di ettari della conca, ma in alcuni anni, molto piovosi, ha raggiunto anche un’altezza di oltre io m. sul fondo del piano, inondando una superficie di circa 500 ettari. Le opere per favorire il prosciugamento della conca sono state attuate già nella seconda metà del secolo scorso, ma successivi approfondimenti dell’alveo di scolo e delle vasche presso la risucchiante Bocca del Dragone hanno contribuito ulteriormente al suo risanamento. Tali opere tuttavia non evitano che negli anni più piovosi il piano resti parzialmente invaso dalle acque molto a lungo, dato che la capacità dell’inghiottitoio è di soli 200-250 litri al secondo.

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    Nel Piano Campano è stato prosciugato il noto pantano di Acerra, con la canalizzazione dei Regi Lagni, e si conserva solo il laghetto di Carinola presso le pendici del Màssico, che ha una superficie di 6,2 ettari. Nei Campi Flegrei è stato scolato con un emissario sotterraneo il Piano di Quarto nel 1927.

    In Campania si contano ancora alcuni laghi, tutti di modesta superficie, distribuiti lungo il litorale, nei Campi Flegrei e sulle montagne calcaree, e alcuni bacini artificiali per scopi idroelettrici (Letino, Bussento) o irrigui (Ufita). Nella bassa valle del Calore si può ricordare il piccolo lago di Telese, che ha una superficie di 4,4 ha. e si forma lungo la linea di affioramento di numerose polle. Degno di menzione è la Mofeta o Mefite d’Ansanto, noto laghetto dell’alta valle del Frèdane, dal perimetro di circa 48 m., in cui ribolle acqua melmosa per emissione di anidride carbonica e acido solfidrico.

    I laghi litoranei residui occupano alcune depressioni retrodunali tra la foce del Volturno e Pozzuoli. L’Uomo ne ha ridotto la superficie e consolidato le sponde, li ha messi in comunicazione col mare con una o due foci e li ha utilizzati per la macerazione del lino e della canapa, per l’allevamento di mitili (cozze), di ostriche e di pesci (orate, triglie), sebbene alcune di esse, quali il Fusaro e il Lucrino, siano colpiti talvolta da esalazioni di gas velenosi che fanno strage della loro fauna.

    Tra tutti si distingue il lago Patria, che ha una superficie di 190 ha., a cui seguono per grandezza il Fusaro (98 ha.), il Miseno (46 ha.) e il Lucrino (9,5 ha.), quest’ultimo più esteso prima che il Monte Nuovo ne invadesse una parte nel 1538 con il suo cono.

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    Nei Campi Flegrei è molto noto il lago d’Averno, che ha una superficie di 55 ha. e il pelo dell’acqua a circa 40 cm. sul livello del mare. Esso ha una profondità di poco superiore a 34 m. e un emissario superficiale. Le sue acque hanno un colore cupo per la fitta vegetazione (ceduo castanile, agrumi, nespoli, vite), che riveste i

    fianchi del cratere. I poeti antichi immaginarono presso le sue sponde l’ingresso al mondo degli Inferi: la vegetazione arborea e il colore del lago costituivano l’appropriata cornice all’ambiente di passaggio dal mondo della luce e della gioia a quello delle tenebre e della mestizia.

    Un piccolo specchio d’acqua si forma anche sul fondo del cratere degli Astroni, ma ha trascurabile estensione, sebbene sia detto lago Grande, per distinguerlo da un’altra minore pozzanghera, l’una e l’altra sommerse da erbe palustri.

    Sulle montagne calcaree si contano ancora alcuni laghi duraturi o temporanei, che occupano il fondo di conche e di campi carsici privi di scoli superficiali ed hanno quasi tutti limitatissima estensione. Oltre al lago temporaneo, che si forma sul Piano del Dragone, merita di essere ricordato nel gruppo dei Picentini quello che occupa il fondo del Piano di Laceno ed ha una superficie di 22 ha., calcolata sulla base della carta topografica al 25.000 dell’Istituto Geografico Militare.

    Due altri piccoli specchi d’acqua si formano sulla Catena della Maddalena, presso Montesano, dei quali quello di Spigno è temporaneo e il lago di Cessuta ha una superficie di circa 6 ettari.

    Il più importante lago carsico della Campania, e di tutta l’Italia, è quello del Matese, che occupa una parte del grande solco longitudinale di quella montagna. Il suo regime idrologico è stato profondamente modificato dall’Uomo, poiché le sue acque, sottratte agli inghiottitoi naturali con appositi argini e con colate di cemento, sono state avviate in condotte forzate per azionare le turbine di due centrali idroelettriche. Esso è uno dei laghi a maggiore altitudine nel nostro paese ed ha un fondo molto pianeggiante. Il Lago Matese subiva sensibili variazioni di livello secondo le stagioni, già prima dell’intervento dell’Uomo. Il pelo delle sue acque oscillava intorno a m. ioio sul livello del mare nei periodi di piena, quando il lago raggiungeva una estensione di circa 4 kmq., e si abbassava fin sotto ai 1007 m., quando era in magra. La sua profondità poteva superare i 6 m. nella stagione piovosa e scendere a 2,5 m. circa in quella asciutta. I lavori di arginatura hanno permesso di portare successivamente il livello a 1012 e a 1014 m., ma la riserva d’acqua viene smaltita fin quasi all’esaurimento nella stagione asciutta. Col pelo delle acque a 1014 m. il lago raggiunge una estensione di 6,5 kmq. e un volume di 25 milioni di metri cubi, mentre a quota 1012 la superficie risulta di 5 kmq. e il volume di 14 milioni di metri cubi. La conca rimane periodicamente sommersa dalle acque nella zona marginale e si riduce quasi tutta all’asciutto alla fine dell’estate.

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    Gli specchi lacustri della Campania sono per lo più privi di deflusso superficiale, ma essi occupano una piccolissima parte delle vaste conche endoreiche della regione. Queste hanno un’estensione di oltre 400 kmq. e comprendono conche carsiche (bacino del Lago Matese, 53 kmq.; del Dragone, 62; di Palo, 52; di San Gregorio Magno, 35; di Laceno, 23), depressioni retrodunali e crateri vulcanici. Se a queste terre, che non inviano acque al mare per via superficiale, si aggiungono le conche di Letino e di Sècine e l’alta valle del Bussento, scolate da fiumi che sprofondano in grotte per riapparire più in basso, e l’alta valle del Tà-nagro, già assorbito completamente nel Vallo di Diano, si ottiene una superficie di oltre 1300 kmq. La decima parte del territorio della Campania è priva di naturale deflusso superficiale: in nessun’altra regione d’Italia tale superficie raggiunge valori così alti.